23 Giugno 2005
Economia, la Waterloo di Berlusconi
Autore: Bianca Di Giovanni
Fonte: L'Unità
CARTE VERE. Ci ha pensato il Nens
ieri a presentare i veri numeri del fisco di Berlusconi. Sulla carta i
tributi diretti e indiretti dovrebbero aumentare del 2. Eppure gli
incassi dello Stato diminuiscono. Ovvero: aumenta l’evasione. E dove
vanno quei soldi sottratti alle casse pubbliche Né ai consumi, né agli
investimenti.
Parola di Istat. Finiscono in un buco nero che alimenta le rendite (per
lo più immobiliari) e non crea ricchezza. Anzi, il contrario: crea
nuove povertà. Perché tutto il sistema redistribuisce in alto a scapito
delle fasce più basse di reddito. «È la politica che gira a rovescio –
commenta Pier Luigi Bersani – Il buco di bilancio si scarica sugli enti
locali, le famiglie pagano tariffe più salate e non c’è nulla per le
imprese. È la Waterloo del governo».
«Le cifre dimostano inequivocabilmente il grande imbroglio di questi
anni sul calo delle tasse da parte del governo Berlusconi – dichiara
Piero Fassino presentando il dossier del Nens insieme a Bersani e a
Vincenzo Visco – invitiamo il governo ad essere serio e a non
presentare di nuovo un Dpef e una finanziaria fasulli, velleitari e
irrealistici: è tempo di verità». Sul Dpef si susseguono incontri a
raffica, dopo le continue bocciature europeee. «Stiamo lavorando»,
dichiara Silvio Berlusconi dopo un incontro con Siniscalco, che nel
pomeriggio ha visto anche Antonio Fazio.
L’Economia replica in serata all’affondo del Nens. «La pressione
fiscale – si legge nella nota – si è ridotta dal 44,5 del 1997 al 41,8
del 2004. Anche per il 2005 è prevista una ulteriore riduzione, al 40,9
del Pil». Mentre il ministro ombra dell’Economia Giulio Tremonti non va
oltre l’ironia: «Da Fassino e Visco un fantastico falso d’autore. Se
torneranno al governo aumenteranno le tasse». A stretto giro la
contro-replica di Visco a Via Venti Settembre. «Si conferma la tendenza
del Tesoro a manipolare l’informazione statistica – dichiara – Si parte
dal ‘97, anno dell’eurotassa, che fu un’eccezione. Inoltre si ignora il
fatto che il rapporto Nens non nega che ci sia stato il crollo del
gettito, ma afferma che le politiche fiscali del governo Berlusconi
mirano ad aumentare la pressione».
L’istituto di ricerca ha passato al setaccio 209 misure fiscali varate
dal governo Berlusconi e le relative relazioni tecniche (come dire:
documenti prodotti dallo stesso governo). L’esito è esattamente il
contrario di quanto propagandato dal premier. Dal 2001 al 2005 le
misure di riduzione fiscale permanente si equivalgono a quelle di
incremento permanente del prelievo.
Dunque, il saldo sarebbe zero, se non fosse che alla fiscalità statale
si aggiunge il prelievo locale aumentato dello 0,4 del Pil, oltre ad
una serie di misure una tantum e di provvedimenti sull’imposizione
indiretta (registro, tabacchi, carburanti, videogiochi, mutui sulla
casa e bolli vari). Non manca poi il peso della cancellazione di alcune
imposte varate dall’Ulivo, come la Dit (Dual income tax), che avevano
garantito trattamenti fiscali di favore. Preoccupante l’effetto di
tutto questo sulle casse pubbliche: dal 2001 al 2005 gli incassi
tributari correnti del settore statale avrebbero dovuto rimanere
costanti, viceversa essi diminuiscono di oltre l’1 del Pil. Si
certifica così l’evasione.
Discorso a parte merita l’Irpef, su cui ha puntato il governo
Berlusconi. L’Ulivo aveva avviato una serie di riduzioni pari a circa
17,5 miliardi di euro. Se si aggiunge anche la restituzione del fiscal
drag si arriva a un beneficio di 19,3 miliardi. Nonostante i «tagli» la
pressione fiscale è rimasta attorno al 9,5 del Pil, segno di recupero
dell’evasione. Con il centro-destra, ai 12 miliardi dei due moduli di
riforma varati va sottratto il mancato recupero del fiscal drag oltre
alla cancellazione degli sgravi del governo Amato. Alla fine
l’alleggerimento è di soli 6,3 miliardi.Insomma, la grande promessa
fiscale del centro-destra ha prodotto buchi nel bilancio pubblico e nei
portafogli dei lavoratori dipendenti. Secondo Visco occorrerà una
manovra di 30-35 miliardi di euro in due anni per riportare il rapporto
deficit/Pil sotto la soglia del 3. «La presunta riduzione del disavanzo
strutturale dello 0,8 non è vera. – afferma Visco – Il risultato è che
il disavanzo si è ridotto dello 0,0».