Sarà il referendum a scandire i tempi
dell’uscita di scena di Silvio Berlusconi… Giá il semplice
raggiungimento del quorum produrrebbe sul governo una contrazione
improvvisa, un’accelerazione ingovernabile e…». La voce di Arturo
Parisi per qualche istante scompare dal cellulare, ma la scommessa del
Professore è subito chiara. «Se il 12 e il 13 gli italiani riempiranno
le urne la maggioranza sarà chiamata a fare i conti con una nuova
verifica. Ma ripetere questa volta la “magia” del 14 dicembre non sarà
facile. E sarà crisi». L’ex ministro del Pd sorride pensando alla parola
magico. «Lo dico con ironia», si affretta a precisare. Ma subito torna
serio e, tornando a parlare dopo lunghi giorni di silenzio, allarga
l’analisi e “bacchetta” il Pd. «Dietro questi referendum sta una domanda
di speranza. Una domanda che Berlusconi non riesce più a interpretare,
perché è in lui che un numero crescente di italiani identifica la causa
della disperazione. Ma la domanda di cambiamento che ne deriva è cosí
radicale da rischiare di travolgere anche chi è chiamato a proporsi come
alternativa».
Provi
a spiegare
Bersani non dà le giuste garanzie?
Bersani è Bersani: ma deve fare i conti con quella che è
la posizione dominante di un partito che fatica ad accettare la
democrazia competitiva e che da sempre è attratto dall’idea dell’accordo
più ampio possibile in nome dell’emergenza di turno. Ma attenzione:
guidati dalla illusione di unire i migliori e i moderati dei due campi,
finiremmo per riempire le piazze di estremisti che lasciati a se stessi
metterebbero prima o poi a rischio il sistema democratico.
L’idea
dell’accordo non attrae più Massimo D’Alema?
Senza dubbio. E io infatti non ho detto Bersani…
Insomma non è in
discussione il segretario…
No. In
discussione è la capacità del Pd di proporsi come un soggetto realmente
nuovo. Dopo poco più di tre anni dalla fondazione l’interrogativo che ci
scuote è se il Pd, senza una vera ripartenza, possa mai diventare quel
soggetto nuovo che ha promesso di essere.
Non sarà ancora una volta troppo
esigente?
Sta dicendo attenzione alle alleanze?
No. Sto dicendo che siamo in ritardo. Mi basterebbe una
riunione di tre partiti esattamente come ne abbiamo fatte tante in
passato e ancor oggi a livello locale. Lavoriamo subito alle alleanze, a
un progetto condiviso che vada al di lá di un programma, al di lá della
prossima legislatura. E a regole capaci di rendere la convivenza
stabile e a tempo indeterminato. Non possiamo crollare alla prima lite
per la spartizione di potere; i cambiamenti ai quali dobbiamo mettere
mano sono cambiamenti di lunga durata: nella architettura istituzionale,
nel governo del debito, nella politica della famiglia, nella scuola,
nei lavori pubblici…
Quali saranno i compagni di viaggio?
Cominciare da quelli con cui governiamo a livello locale
é inevitabile. Sarebbe davvero strano immaginare di governare assieme
regioni province e comuni e non portare questa esperienza di governo a
livello nazionale. Come potrebbero peraltro tenere i governi locali se
non sono inseriti in un forte progetto condiviso a livello nazionale?
Primarie
per decidere il leader?
È
inevitabile. Anche perchè se la guida viene attribuita a una parte
l’altra parte pretenderà due ministeri e così si va a fondo.
Bersani
avrà leader capaci di sfidarlo?
Le
ultime amministrative hanno portato alla guida della città volti
nuovi…
Non vorrei che si aprisse una stagione all’insegna del
nuovismo sfrenato, privo di contenuti e di garanzie. Volti nuovi “a
prescindere” non mi convincono: il rischio di un passo verso
l’avventura, il caos, il populismo è un rischio concreto. Vede i neo
sindaci hanno raccolto la voglia di novità, ma ora li attende la prova
dei fatti.
La supereranno?
In una stagione nella quale la
politica era solo rappresentanza e rappresentazione le parole potevano
sostituire altre parole in una escalation continua. Ma oggi la politica
si è fatta fortunatamente responsabilità di governo e le parole devono
essere seguite velocemente dai fatti. I cittadini sono diventati
esigenti. Deluderli é pericoloso..