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3 Giugno 2011

Dopo il referendum sarà crisi. Il Pd non ceda a tentazioni inciuciste. I nuovi sindaci hanno raccolto la voglia di novità anche i partiti devono essere capaci di farlo

Autore: Arturo Celletti
Fonte: Avvenire

Sarà il referendum a scandire i tempi
dell’uscita di scena di Silvio Berlusconi… Giá il semplice
raggiungimento del quorum produrrebbe sul governo una contrazione
improvvisa, un’accelerazione ingovernabile e…». La voce di Arturo
Parisi per qualche istante scompare dal cellulare, ma la scommessa del
Professore è subito chiara. «Se il 12 e il 13 gli italiani riempiranno
le urne la maggioranza sarà chiamata a fare i conti con una nuova
verifica. Ma ripetere questa volta la “magia” del 14 dicembre non sarà
facile. E sarà crisi». L’ex ministro del Pd sorride pensando alla parola
magico. «Lo dico con ironia», si affretta a precisare. Ma subito torna
serio e, tornando a parlare dopo lunghi giorni di silenzio, allarga
l’analisi e “bacchetta” il Pd. «Dietro questi referendum sta una domanda
di speranza. Una domanda che Berlusconi non riesce più a interpretare,
perché è in lui che un numero crescente di italiani identifica la causa
della disperazione. Ma la domanda di cambiamento che ne deriva è cosí
radicale da rischiare di travolgere anche chi è chiamato a proporsi come
alternativa».

Professore Berlusconi è davvero al capolinea?
Ha visto l’ultimo voto amministrativo? C’è un vento che
ha iniziato a soffiare. La domanda di cambiamento che attraversa
impetuosa il Paese ci chiede una proposta politica da sottoporre alla
scelta dei cittadini in competizione con quella presente. Non il
cedimento alla tentazione di sfuggire alla nostra responsabilitá dietro
il paravento unitario della democrazia consociativa.

Provi
a spiegare

Se Berlusconi
andrà in crisi ci sarà chi, in nome delle difficoltà del momento,
rilancerà la sua proposta di sempre: sospendere la competizione
democratica per puntare su un accordo più ampio possibile. Magari con la
sola esclusione di Berlusconi.

Bersani non dà le giuste garanzie?
Bersani è Bersani: ma deve fare i conti con quella che è
la posizione dominante di un partito che fatica ad accettare la
democrazia competitiva e che da sempre è attratto dall’idea dell’accordo
più ampio possibile in nome dell’emergenza di turno. Ma attenzione:
guidati dalla illusione di unire i migliori e i moderati dei due campi,
finiremmo per riempire le piazze di estremisti che lasciati a se stessi
metterebbero prima o poi a rischio il sistema democratico.

L’idea
dell’accordo non attrae più Massimo D’Alema?

Senza dubbio. E io infatti non ho detto Bersani…

…Ma ha dato l’impressione di non
fidarsi di lui

Per un confronto politico e per
condividere una responsabilità di governo avrei difficoltà a trovare una
persona migliore di lui. Insomma come persona nessuna esitazione. Ma è
proprio Bersani a rifiutarsi di proporsi come persona. È proprio lui a
ricordarci continuamente che vuole essere considerato espressione di una
squadra, di una ditta, di un storia collettiva più antica.

Insomma non è in
discussione il segretario…

No. In
discussione è la capacità del Pd di proporsi come un soggetto realmente
nuovo. Dopo poco più di tre anni dalla fondazione l’interrogativo che ci
scuote è se il Pd, senza una vera ripartenza, possa mai diventare quel
soggetto nuovo che ha promesso di essere.

Non sarà ancora una volta troppo
esigente?

Lo dico con
dispiacere. Ma la risposta è ancora troppo, troppo insoddisfacente.
Senza il Pd, anche quello di oggi non si va da nessuna parte. Ma dopo
quattro anni dobbiamo riconoscere che il partito è ancora troppo piccolo
per contenere al suo interno tutto il centro sinistra. E, al tempo
stesso, troppo antico, perché, come la vecchia Quercia, possa pensare di
guidarlo da solo come un albero solitario in mezzo ad un campo di
cespugli.

Sta dicendo attenzione alle alleanze?
No. Sto dicendo che siamo in ritardo. Mi basterebbe una
riunione di tre partiti esattamente come ne abbiamo fatte tante in
passato e ancor oggi a livello locale. Lavoriamo subito alle alleanze, a
un progetto condiviso che vada al di lá di un programma, al di lá della
prossima legislatura. E a regole capaci di rendere la convivenza
stabile e a tempo indeterminato. Non possiamo crollare alla prima lite
per la spartizione di potere; i cambiamenti ai quali dobbiamo mettere
mano sono cambiamenti di lunga durata: nella architettura istituzionale,
nel governo del debito, nella politica della famiglia, nella scuola,
nei lavori pubblici…

Quali saranno i compagni di viaggio?
Cominciare da quelli con cui governiamo a livello locale
é inevitabile. Sarebbe davvero strano immaginare di governare assieme
regioni province e comuni e non portare questa esperienza di governo a
livello nazionale. Come potrebbero peraltro tenere i governi locali se
non sono inseriti in un forte progetto condiviso a livello nazionale?

Nessun imbarazzo a un governo
nazionale con gli amici di De Magistris e di Pisapia?

Se non c’è imbarazzo a riconoscersi in una vittoria…

Primarie
per decidere il leader?

È
inevitabile. Anche perchè se la guida viene attribuita a una parte
l’altra parte pretenderà due ministeri e così si va a fondo.

Bersani
avrà leader capaci di sfidarlo?

Se non ci
fossero la partita sarebbe persa in partenza: solo un reale confronto,
una comparazione, una competizione ci consente di capire lo spessore
delle proposte e di scegliere tra esse la migliore.

Le
ultime amministrative hanno portato alla guida della città volti
nuovi…

Non vorrei che si aprisse una stagione all’insegna del
nuovismo sfrenato, privo di contenuti e di garanzie. Volti nuovi “a
prescindere” non mi convincono: il rischio di un passo verso
l’avventura, il caos, il populismo è un rischio concreto. Vede i neo
sindaci hanno raccolto la voglia di novità, ma ora li attende la prova
dei fatti.

La supereranno?
In una stagione nella quale la
politica era solo rappresentanza e rappresentazione le parole potevano
sostituire altre parole in una escalation continua. Ma oggi la politica
si è fatta fortunatamente responsabilità di governo e le parole devono
essere seguite velocemente dai fatti. I cittadini sono diventati
esigenti. Deluderli é pericoloso..