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21 Novembre 2010

PARISI PROCESSA IL PD. LE PRIMARIE TRADITE RISCHIANO DI ESSERE UN PLEBISCITO

Autore: Olivo Romanini
Fonte: Corriere della Sera
Il
Pd non abbia paura della democrazia.  Chi crede ad una diversa qualita’
della democrazia finira’ per chiedersi se non sia il caso di prendere
altre strade.

Dopo il ritiro di Andrea De Maria il Pd si
presenterà alle primarie con un solo candidato: il presidente del
consiglio provinciale, Virginio Merola. Come giudica la soluzione a cui
si è arrivati? Avrebbe preferito un confronto aperto tra più candidati
dei democratici?
E’ successo quello che c’era da aspettarsi. Chi
riteneva scandaloso che due democratici si affidassero per la scelta
tra di loro, come era stato promesso, al voto dei cittadini puo’ ora
tornare a dormire sereno. I dirigenti Pd di Bologna hanno scoperto che
le loro autonome decisioni coincidono con i desideri di Roma. Aveva
aperto Bersani annunciando il proposito di dare alle primarie “una
aggiustatina”. Aveva continuato Zoggia, mentre appunto si apprestava a
venire a Bologna, auspicando sull’Unita’ che quando “il partito ha piu’
candidature deve selezionarle al proprio interno prima” come peraltro
tutti “i partiti della coalizione” che “dovrebbero presentarsi alle
primarie ognuno con il suo candidato”. Ha concluso Cevenini “io sto con
il candidato del Pd”. Verrebbe da dire Amen, o, come si grida alla morte
di un re, “Il partito delle primarie e’ morto. Viva il partito delle
primarie.” La verita’ e’ che il tipo di democrazia presupposto e
annunciato dalle primarie e’ estraneo e incompatibile con la cultura e
l’organizzazione di tutti i partiti. Ma e’ innanzitutto incompatibile
con la cultura di quello che e’ da sempre in Italia e a Bologna “il
Partito” con la P maiuscola. Conviene farsene una ragione. Chi crede ad
una diversa qualita’ della democrazia finira’ per chiedersi se non sia
il caso di prendere altre strade. Chi invece ha subito senza crederci
alle primarie e a tante altre bellurie democratiche dello stesso tipo,
farebbe bene a smettere di giocare con parole troppo lontane dalle cose.
Siamo a Bologna. Non siamo in Ohio.
 
Il meccanismo delle
primarie e qualche errore della dirigenza ha prodotto la rinuncia,
strada facendo, di alcuni candidati civici. Tra questi si sono fatti da
parte prima Lorenzo Sassoli de Bianchi e Andrea Segrè. Che idea si è
fatto di questa situazione?
Dal loro punto di vista Sassoli e Segre’ hanno
ragione. Visto, ed ora definitivamente provato, che per la dirigenza le
primarie sono pensate in sostanza come plebisciti per il candidato che
il partito propone per la vittoria, non capivano come qualcuno potesse
chiedere loro di candidarsi senza assicurare allo stesso tempo che
sarebbero stati sostenuti dal partito, anzi gli unici candidati
sostenuti.

Il direttore di Red, Ernesto Carbone, ha annunciato
di volersi candidare anche lui, ma il regolamento del Pd di fatto
glielo impedisce. 

Ha chiesto quindi di
rivedere le regole e di offrire a tutti, candidati di partito o civici,
pari opportunità di accesso alla gara. 
Ritiene che abbia ragione?
Anche se ormai le cose
erano andate troppo avanti, proposte e obiezioni mi sono sembrate degne
di attenzione. Vista la piega presa ieri dagli avvenimenti e’ tuttavia
diventato tutto purtroppo secondario.
In campo ci sono per ora il candidato Pd, Virginio
Merola, la civica Amelia Frascaroli e il civico Benedetto Zacchiroli.
Quale dei candidati la convince di più?
A questo punto in campo ormai c’e’ soprattutto
il Pd. Il fatto che, come accade nei plebisciti, la domanda sia
diventata “siete voi d’accordo con la proposta del partito” e non invece
“quale di queste idee di futuro preferite per Bologna”, ha cambiato i
termini della questione.
Come vede la sfida delle prossime
amministrative?
 
Il Pd e il centrosinistra
devono superare il trauma delle dimissioni di Delbono e del
commissariamento, ma anche il centrodestra non sembra in buona salute.
Visto che le semifinali sono finite come sono finite,
e’ bene che l’attenzione cominci ad orientarsi ormai sulla questione che
dovremo affrontare nella elezione finale. Come uscire dallo stallo nel
quale siamo finiti. Se troppi, a destra come a sinistra, hanno
cominciato a chiedersi se alla fin fine non sarebbe meglio continuare
col commissario cioe’ a dire a concentrarci sulle questioni ordinarie
vuol dire che siamo proprio nei guai. Quello che infatti dobbiamo
affrontare sono le scelte straordinarie. Cosa fare dei nostri prossimi
trenta anni come si fece dopo la conclusione del periodo della
ricostruzione postbellica. Le scritte sui muri contano. Ma ci sono
scelte che decidono. La verita’ e’ che il trauma da superare e’ piu’
antico di Delbono. Gia’ riconoscerlo sarebbe un atto di coraggio.