Dal
porcellum al porcellum europeo. Pd e Pdl si sono accordati per
introdurre una soglia di sbarramento del 4 per cento per le elezioni
europee. A poco più di 4 mesi dalle elezioni questa intesa ha il sapore
amaro di un golpe antidemocratico. In ogni caso di un bruttissimo
inciucio per dare forza ad un bipartitismo che altrimenti non
l’avrebbe. Chiediamo ad Arturo Parisi, anima critica del Pd un giudizio
su quello che sta avvenendo.
E’ così professore? Siamo in presenza di un colpo di mano?
Questo
é purtroppo quello che é apparso. Ció che più mi dispiace è tuttavia
che questa riforma sia rivendicata da noi come una nostra vittoria e
addebitata a noi dalla destra come una concessione. Pur non avendolo
firmato avevo condiviso un appello rivolto dai principali dirigenti del
mio partito alla fine dello scorso mese di ottobre contro l’idea di
cambiare le regole del gioco alla immediata vigilia dell’inizio della
partita. Un appello che negli ultimi tempi ho rinnovato pubblicamente
più volte. Il documento, che si diceva sostenuto da D’Alema e
sottoscritto da gran parte del gruppo dirigente del partito, da Fioroni
a Franceschini, da Marini a Rutelli a Tonini, assieme ai principali
esponenti dell’Udc denunciava «inaccettabile che a soli pochi mesi
dall’avvio della campagna elettorale si cambino in modo sostanziale le
regole del gioco». Se questo veniva considerato «molto grave sul piano
democratico» alla fine di ottobre, cosa si dovrebbe dire ora che alla
convocazione dei comizi elettorali per le europee mancano poco più di
due mesi? Anche se, a differenza di quel che la Costituzione prevede
per la elezione del Presidente della Repubblica, non esiste nessuna
previsione formalizzata, io sono del parere che per le leggi elettorali
dovrebbe essere previsto un “semestre bianco” di garanzia per mettere
la democrazia al riparo dai colpi di mano. Poiché l’ho detto in
anticipo non ho difficoltà a ripeterlo ora, e ripeterlo a tutti. Chi è
in maggioranza pensi a quando tornerà in minoranza. Chi è in minoranza
non offra per il futuro argomenti a chi è oggi in maggioranza. E dico
questo indipendentemente dal merito delle modifiche proposte. Ripeto.
In questo caso per me il problema è soprattutto quello dei tempi e dei
modi. Lo dico a chi, non per rafforzare, ma per giustificare le scelte
di oggi invoca precedenti storici e analogie straniere.
Non
crede che con l’introduzione dello sbarramento si voglia puntare ancora
una volta, in questo caso per legge, sulla “filosofia” del voto utile?
Che insomma si proietti il mito della governabilità sull’elezione di un
organismo che con la governabilità non c’entra nulla?
Il
problema non è la previsione di una soglia per accedere alla
rappresentanza, e neppure della entità della soglia. Soglie ce ne sono
in tutte le leggi elettorali, e il 4% era peraltro previsto già nella
parte proporzionale del compianto “Mattarellum”. Se ogni partito,
nessuno escluso, vede comprensibilmente la legge elettorale come un
mezzo per esaltare la propria forza, o attenuare la propria debolezza,
nessuno può scandalizzarsi per i comportamenti degli altri visto che
siamo tutti guidati dal nostro interesse di parte. Quando siamo assieme
dobbiamo tuttavia farci guidare da una preoccupazione generale sia
nella definizione dell’obiettivo che la legge deve perseguire sia nelle
regole per perseguirlo. Se il problema principale della crescita della
democrazia europea é certo la debolezza del Parlamento europeo, non
possiamo dimenticare che tra le cause di questa debolezza sta la sua
scarsa rappresentatività. Oltre che a ragioni della qualità del
mandato, la sua bassa rappresentatività è dovuta anche al fatto che su
100 elettori europei nemmeno 42 ottengono rappresentanza nel
parlamento, visto che gli altri o non votano o vedono disperdere il
loro voto. Per questo motivo il proporzionale è in tutti i paesi il
principio di riferimento delle leggi elettorali europee. Detto questo
non possiamo dimenticare l’esigenza generale di contenere comunque la
frammentazione e premiare la aggregazione. Ma questo può essere
ottenuto anche semplicemente rispettando rigorosamente le norme per la
presentazione delle liste attualmente vigenti. Le assicuro che se
tutti, dico tutti, dovessero veramente presentare le 150000 firme
previste, e se queste fossero veramente certificate troveremmo sulla
scheda tutti e solo i partiti veramente esistenti tra i cittadini.
Tutti
gli osservatori danno per certo un ulteriore calo del Pd alle europee.
Non c’è, dunque, nemmeno la prospettiva della vittoria sulla destra
dietro questo disco verde del Pd allo sbarramento. C’è la volontà di
uno, Veltroni, di cancellare definitivamente la sinistra dal mercato
politico, e dell’altro, Berlusconi, di tamponare le crepe di un Pdl non
ancora nato ma già in difetto di ossigeno. Le europee non per l’Europa
ma per il cortile rissoso di casa nostra.
Che
la scelta alla quale chiamiamo i cittadini per le europee riguardi
tutto all’infuori che l’Europa non é purtroppo una novità. Questo é il
vero scandalo. Uno scandalo nel quale sono coinvolti tutti: piccoli e
grandi, nuovi e vecchi. Per chi, come dice correttamente lei, opera sul
mercato politico le europee sembrano solo una ennesima occasione per
raccogliere deleghe da spendere in arene diverse dall’Europa, uno
strumento per contare i miei e i tuoi in Italia, non un mezzo che
consenta ai cittadini di dire la loro sull’Europa e in Europa. La
novità di queste europee è che invece di essere come in passato un
sostituto di una elezione nazionale, per alcuni partiti rischiano
addirittura di trasformarsi nel sostituto di un congresso di partito.
Nel
Pd sulle europee ci sono posizioni divergenti. Per semplificare,
Veltroni e D’Alema hanno in mano spartiti diversi. Spartiti che in
verità nessuno dei due suona davvero e fino in fondo. Intanto lo
sfarinamento del partito procede inarrestabile, tra tentazioni di
partiti territoriali, guerre dei cacicchi, rese dei conti.
Non
é tanto sulle europee che corre la diversità principale ma sulla natura
del partito, sulla concezione della nostra democrazia, e sul ruolo del
partito al suo interno. Anche se su temi così rilevanti, le diversità
potrebbero essere una ricchezza, se costituissero solo un punto di
partenza. Il nostro problema è che, primo, vengono negate, secondo, non
arrivano mai a confrontarsi, e, infine, si impedisce così sia una
sintesi sia una scelta nella quale il partito possa riconoscersi.
Disporre di molti spartiti è per ogni orchestra una ricchezza. Ma é
bene che i fogli dei diversi spartiti non si mescolino, e gli spartiti
siano suonati uno alla volta.
E’ d’accordo con chi ritiene che il vero banco di prova per il Pd non saranno le europee?
Le
prove del Pd sono purtroppo diventate quotidiane. Quando un partito si
riconosce in crisi, come capita oggi al Pd, ma certo non solo al Pd,
ogni piccolo starnuto può essere letto come il sintomo di una
polmonite. Fino a quando non avremo il coraggio di confrontarci, e di
trarre le conseguenze della sconfessione del progetto politico
manifestata dal voto di aprile, non supereremo lo stato di crisi. E’
evidente che il partito ha bisogno di un punto per andare e ripartire
da capo.
Rutelli
e Letta guardano all’Udc, altri sono interessati alla scomposizione
della sinistra. Tutti, o quasi, danno per finita l’alleanza con Di
Pietro. A difendere lo spirito dell’Ulivo sono rimasti in pochi e, a
volte, in dissonanza tra loro. E sullo sfondo c’è chi pensa che
l’amalgama non è riuscito e che sarebbe meglio che ognuno tornasse a
casa propria, ammesso che esista ancora. Dalla vocazione maggioritaria
alla vocazione balcanica?
Quello
che non si vuol capire è che l’inizio di tutto é stata la separazione
consensuale concordata tra Veltroni e Bertinotti. Invece di incontrarsi
per rafforzare e ricostituire la maggioranza fu quella scelta
sciagurata a innescare la reazione a catena che ci ha travolto tutti.
Fino a quando non riconosciamo che le spaccature che attraversano tutti
i partiti della sinistra sono parte della stessa storia non riusciremo
a ritrovare il cammino.
Dai
primi dati del tesseramento emerge una vera e propria Caporetto.
Circoli del Pd che hanno un decimo degli iscritti dei vecchi partiti.
Unica eccezione pare la Campania, dove il tesseramento sta conoscendo
uno sviluppo impetuoso. Ora, viste le note vicende del Pd campano non
c’è da stare tanto allegri. Che ne pensa di questo mercato delle
tessere?
Il
fatto è che per le tessere vale quello che già cinquecento anni fa
Gresham osservò per la moneta. Le tessere cattive cacciano le buone.
Eviterei tuttavia di assumere a riferimento le quantità passate come se
fossero mete da riconquistare. Il problema che abbiamo difronte non é
solo un problema del Pd, e meno che mai un problema di oggi. Il
problema del Pd è la distanza tra le parole e i fatti, tra il suo nome
e la sua identità.
Da
tempo lei reclama un congresso vero per il partito. Assise che si
dovrebbe svolgere dopo le europee. Scopriamo da una intervista al
Corriere che il congresso non è previsto dallo Statuto.
Non
sono io che ho chiesto un congresso. Io mi sono limitato a condividere,
anche se da solo, la richiesta di Veltroni di aprire un percorso che,
dopo la sconfitta di aprile, sottoponesse a nuovo voto la guida del
partito. Quello che noi chiediamo è null’altro che il rispetto delle
norme dello Statuto che Vassallo conosce più di ogni altro. E’ per
questo che chiedo inutilmente da tempo la convocazione della Assemblea
Costituente. Veltroni preferisce invece rivendicare l’investitura
ricevuta in un lontano ottobre del 2007, dimenticando che in quella
stessa occasione fu eletto democraticamente un organo che lui ha
preferito sciogliere. Cosa direste se Berlusconi dopo aver conquistato
Palazzo Chigi trovasse il modo di liberarsi del Parlamento?