Nassiriya – La sicurezza nella provincia del Dhi Qar, finora sotto il controllo degli italiani, torna da oggi in mano agli iracheni. Dopo oltre 3 anni di Antica Babilonia – e 38 morti tra militari e civili, di cui l’ultimo proprio oggi, un ragazzo pugliese – “la missione e’ conclusa”, dice il ministro della Difesa, Arturo Parisi.
Il ‘Transfer day’ viene celebrato nella torrida piazza d’armi di una base militare irachena, sperduta nel deserto di Nassiriya eppure blindata. Su un lato, con le divise tirate a lucido, una rappresentanza dei circa 15.000 poliziotti e soldati iracheni che dal giugno 2003 ad oggi sono stati addestrati dagli italiani. Davanti, il palco dei vip, con i capi tribu’ e il governatore di Nassiriya, Aziz Al Ogheli, che alla fine firmera’ l’atto ufficiale con il generale britannico Richard Shirreff, comandante della divisione in cui e’ inserita la brigata italiana. Parisi e il primo ministro iracheno Nour al Maliki arrivano insieme.
E’ il premier a parlare per primo, ricordando che “questa e’ la seconda provincia (su 18, dopo quella di Al Muthanna – ndr) che torna sotto il pieno controllo delle autorita’ irachene. E’ solo l’inizio e devo ammettere che e’ stato molto difficile. Tuttora ci sono grossi problemi. E pero’, mattone dopo mattone, riusciremo a ricostruire il Paese. Sara’ un Iraq moderno e sicuro, dove i terroristi non avranno piu’ spazio”. Poi passa ai ringraziamenti. “Grazie Italia. I militari italiani hanno fatto un grande lavoro per le forze armate irachene e per tutti noi”, dice al termine del suo intervento. E ai giornalisti arrivati da Roma, piu’ tardi, spiega di augurarsi che il rapporto tra i due Paesi “continui sempre. Abbiamo ancora bisogno di voi: ci serve aiuto economico, aiuto per l’addestramento dei nostri militari, aiuto per la ricostruzione”.
Parole che Parisi recepisce nel suo intervento. Il ministro sottolinea che “la sicurezza da oggi torna agli iracheni. Ora il traguardo e’ tagliato, la missione e’ compiuta e il contingente completera’ nel prossimo periodo tutte le operazioni che porteranno a concludere il rientro”. Rientro, ripete Parisi, non ritiro. “Lasciamo la provincia di Dhi Qar con il contingente militare, ma non voltiamo le spalle all’Iraq.
L’impegno continuera’ nel futuro, in altre forme. Quella politica, innanzitutto, perche’ e’ sempre piu’ palese e incisivo il nostro interesse ad una pacificazione di tutto il Medio Oriente allargato”. Ma l’impegno proseguira’ anche “economicamente, culturalmente e pure attraverso una presenza civile, che cerchera’ di coprire tutti i campi in cui pensiamo di potervi portare assistenza”. E anche i militari non andranno tutti a casa: “restera’ una presenza, inquadrata nell’ambito della missione di addestramento della Nato, ma che potra’ assumere anche altre forme, sempre in campi addestrativi e sempre che questo sia l’interesse di entrambi i Paesi”. Tuttavia, “il dato adesso importante – torna sul punto Parisi, rivolgendosi agli iracheni – e’ che la sicurezza della provincia del Dhi Qar e’ oggi nelle vostre mani. Un bene fondamentale, che e’ stato fecondato dal sangue dei nostri due popoli. Italiani caduti con gli iracheni, tendendo al risultato che oggi e’ stato raggiunto”.
Il pensiero va ovviamente al caporalmaggiore scelto Massimo Vitaliano, 26 anni, morto stamani in un incidente stradale mentre era in pattuglia. A lui e all’alpino Giuseppe Orlando, vittima ieri di un infortunio analogo alla periferia di Kabul, il ministro dedica questa giornata. “Un giorno che da mesi, da anni, pensavamo come di gioia, di festa, di pace, e che e’ stato invece segnato dall’ombra del lutto”, dice il ministro ai giornalisti, finita la cerimonia. “Lasciamo sulla lapide di questo campo – aggiunge – 33 nomi di militari, compreso quello del funzionario del Sismi Nicola Calipari, e i nomi di altri civili. Il sangue di tutti questi caduti rende indelebile il passaggio degli italiani in questa terra e ci lega ad essa per sempre”.
La cerimonia si conclude con una mini parata e la firma del memorandum, accompagnata da parole di elogio del generale britannico per gli italiani che “hanno vinto la pace”. “Dovete essere fieri di questo risultato”, dice ai nostri soldati, mentre agli iracheni assicura: “resteremo fino a quando ne avrete bisogno”.
Spenti i riflettori, arriva un momento ‘privato’, tutto italiano, il pranzo nella mensa del contingente. Li’ e’ il comandante, il generale Carmine De Pascale, a prendere la parola, ricordando ancora una volta la morte di Massimo Vitaliano che “ci ha colpito tutti dice – in un giorno importante, in cui finalizziamo gli sforzi e i sacrifici di anni”. Ora si tratta di riportare a casa, in condizione di sicurezza, i 1.600 militari rimasti in Iraq e 12 chilometri di container con mezzi e materiali. Per farlo e’ stato allestito un imponente ponte aereo e navale via Kuwait: “un’operazione rischiosa e logisticamente complessa – ammette De Pascale – che cercheremo di portare avanti nel migliore dei modi e senza dimenticare che il nostro sostegno alle forze irachene non e’ finito, ma continua con un’azione di monitoraggio ed anche di intervento, se necessario, su loro richiesta”. Ma il generale gia’ assapora il giorno in cui anche l’ultimo uomo sara’ tornato in Italia e la Brigata Garibaldi verra’ festeggiata a Caserta. Il 7 dicembre non e’ poi tanto lontano.