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29 Maggio 2006

Discorso del Ministro della Difesa on. prof. Arturo Parisi in occasione della celebrazione del “Memorial Day”

Signor Ambasciatore, Autorità, Signore e Signori,


a nome del Governo della Repubblica italiana e delle Forze Armate rivolgo un commosso omaggio ai militari degli Stati Uniti d’America che riposano in questo cimitero.
Lo stesso commosso pensiero rivolgo a tutti gli altri che riposano nella nostra terra, lungo tutta la penisola, sotto semplici lapidi bianche.


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L’Italia celebra quest’anno il 60° anniversario della Costituzione repubblicana, ricordando un evento che chiuse uno dei momenti più difficili e dolorosi della sua storia e consentì, a poco più di un anno dalla Liberazione, la nascita di un Paese nuovo, finalmente democratico, proteso verso una stagione di libertà, di progresso civile, di sviluppo sociale.


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Tutto questo non sarebbe stato possibile senza le capacità militari e la determinazione dei Paesi che hanno combattuto il nazifascismo e senza il contributo generoso di coraggio, di altruismo e di sangue dei combattenti americani e degli altri eserciti alleati.


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Il nostro pensiero va a quel turbinoso e drammatico momento della nostra storia, quando finalmente si dissolveva l’incubo della guerra, delle rappresaglie, dell’oppressione, un momento che chiamava gli italiani a fare i conti con la dura eredità lasciata dalla dittatura.
L’immagine dei partigiani e dei tanti cittadini sorridenti, e finalmente liberi, si unisce, nella memoria, ai sorrisi di altri ragazzi, venuti da lontano, per riportare la democrazia e la libertà in Europa.


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Noi italiani, perciò, abbiamo il dovere di tenere sempre viva la memoria di quei soldati che, con il loro sacrificio, hanno consentito di sconfiggere un terribile totalitarismo.
Noi non possiamo e non vogliamo disgiungere il ricordo della Liberazione da quello degli eserciti alleati, accolti sempre con gioia e speranza dalle nostre popolazioni.
E va ricordato come, proprio intorno ai soldati americani, si siano raccolti quell’alto senso di riconoscenza e quell’affetto sincero che sono caratteristiche riconoscibili del popolo italiano.


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Gli Stati Uniti d’America, questo lontano Mondo, meta di tanti nostri emigranti, attraversava la millenaria storia italiana portando un vento di novità, un vento che contribuì, da quel momento in poi, a modificare i nostri costumi e la nostra vita sociale e culturale.
I ragazzi sbarcati in Sicilia, a Salerno, ad Anzio e Nettuno, entrati poi a Roma, a Firenze, vittoriosi sulla linea gotica fino allo sfondamento finale del fronte, erano testimoni di un mondo diverso.
Sono questi, Signor Ambasciatore, i motivi profondi del nostro grazie, quel grazie che l’Italia rivolge agli Stati Uniti.
Grazie per la restituita libertà, grazie per il contributo culturale, civile, politico, che avete dato alla nostra società, alla nostra vicenda nazionale.


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Il memore pensiero che oggi va ai militari americani caduti per la libertà non deve, però, farci dimenticare le vicende successive alla fine del secondo conflitto mondiale.
Il piano Marshall consentì la rinascita dell’economia europea, la presenza politica e militare degli Stati Uniti nel nostro Continente è stata essenziale sia per avviare, in un clima di fiducia, il processo di unificazione europea sia per difendere la democrazia dalle minacce del totalitarismo.
E’ la storia stessa della nostra Repubblica, Signor Ambasciatore, ad intrecciarsi con l’amicizia e l’alleanza con gli Stati Uniti, nel solco di una scelta occidentale – europea ed atlantica – propugnata da uomini come De Gasperi, Sforza e Pacciardi.


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Ora l’Europa ha ritrovato una sua dimensione geografica, politica e culturale, avviandosi verso una stagione di rinascita.
Davanti alle lapidi che ricordano questi Caduti dobbiamo ricordare come siano state vinte sfide passate, di enormi dimensioni. Il nazifascismo è stato sconfitto, il totalitarismo è stato travolto per opera degli stessi popoli che opprimeva, il terrorismo è braccato nel mondo, fortemente contrastato nella sua volontà di organizzarsi e colpire ancora.


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Signor Ambasciatore, Autorità, Signore e Signori,


per l’Italia non esistono scenari da fantapolitica, con alleanze a geometria variabile o a corrente alternata. Europa e Stati Uniti sono il primo riferimento, a livello planetario, per la difesa di quella cultura umanistica ove è la persona, con le sue aspettative, le sue ansie, le sue speranze ad essere al centro della società e della politica; ove il diritto, la legalità e la solidarietà sono i fondamenti del vivere civile; ove l’uguaglianza è perseguita come fattore di libertà e responsabilità.
Non esiste, per l’Italia, uno spazio di inutili astrazioni su un Atlantico “più largo”, con una ipotetica frattura strategica fra Europa e Stati Uniti.
Così come non esistono pagelle da dare a questo o quel Paese del nostro Continente in funzione dei suoi atteggiamenti internazionali.


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Le nostre democrazie industrializzate possono vincere le sfide del ventunesimo secolo solo rafforzando le ragioni della convivenza, solo trovando soluzioni comuni, inclusive e non esclusive, ai grandi problemi del pianeta: la sicurezza, le risorse energetiche, la fame, la povertà, l’ambiente.
Insieme possiamo creare un futuro migliore, senza ritrovarci in balia degli eventi, come troppe volte è stato nella storia dell’umanità.


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Ecco, in questo luogo sacro alla libertà, rinnovo questo impegno e questo auspicio.
Perché l’amicizia fra Italia e Stati Uniti, fra Europa e Stati Uniti, sia sempre più salda, più feconda, più ricca.
Consentitemi di gridare con voi.


Viva la Libertà!
Viva gli Stati Uniti d’America!
Viva l’Italia!