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30 Novembre 2005

Parisi: «Dai cittadini critiche e un po’ di soldi»

Autore: Benedetto Marcucci
Fonte: News

Onorevole Parisi, la polemica sui
finanziamenti e sull’organizzazione del costituendo partito democratico rivela
una distanza quasi antropologica tra lei e altri esponenti dell’Unione, o no
?
«Distanza
antropologica è troppo. Riconosco tuttavia una mia differenza nel bene e nel
male. Nonostante la mia età mi iscriva decisamente nel terzo più anziano dei
parlamentari, sui banchi parlamentari, dove seggo da meno di sei anni, resto
una matricola. Nonostante abbia trascorsa tutta la mia vita a studiare la
politica, essendo iscritto a un partito solo da sei anni, non credo che farò in
tempo a diventare un professionista della politica. Resto perciò affezionato
alla mia qualifica di dilettante che all’inizio mi fu rinfacciata come una
offesa, ma che è l’unica che definisce chi fa una cosa per passione e solo per
passione».

Lei vorrebbe che il nuovo partito si
distaccasse da tutte le forme- partito finora conosciute, ma a quale modello
dovrebbe ispirarsi?

«Imitando
il poeta turco Nazim Hikmet quando cantava come il migliore dei figli quello
non ancora nato, e il migliore sogno quello che ancora non abbiamo sognato, mi
verrebbe da dire che il mio modello di partito è quello che ancora non abbiamo
conosciuto. Posso perciò solo dire che il partito che io ho in mente nasce come
partecipazione e si batte per non morire come spartizione».

Non trova ci sia una tendenza un po’
masochista nel centrosinistra?

«A differenza
della destra che valorizza e spesso strumentalizza le proprie divisioni
interne, il centrosinistra è dominato dalla preoccupazione per l’unità, vissuta
talvolta come una ossessione. Questo ci induce spesso a scambiare per punto di
partenza quello che è invece il risultato di una dura difficile e continua
conquista. Scoprirci diversi è perció
spesso causa di sofferenza e di delusione».

La politica e il danaro, rapporto difficile
che non appena esce dalle segrete stanze delle tesorerie infiamma il dibattito.
Un referendum abolì il finanziamento pubblico, ma partiti se lo sono
riattribuito un po’ surrettiziamente. Qual è la sua proposta per un finanziamento della politica
equilibrato?

«Spingere
i partiti a tendere la mano ai cittadini per raccogliere così continuamente,
assieme alle risorse che gli consentano di vivere, il consenso e la critica. Da
questo punto di vista credo che la soluzione dell’8 per mille, quella adottata
per il finanziamento delle chiese, possa essere estesa anche ai partiti. Purché
per le une come per gli altri sia commisurata al numero reale di cittadini e
non alla percentuale di quelli che dichiarano la loro preferenza. Quello che
più conta però è stabilire un tetto alle spese elettorali prevedendo sanzioni
reali ed efficaci per le trasgressioni».

Non sarebbe meglio, anziché finanziare
direttamente i partiti, offrire servizi e strutture per tutti? Si parla di sale
conferenze, tipografie, agevolazioni fiscali…. lasciando alla libera contribuzione
dei militanti il finanziamento vero e proprio.

«Credo
che siano sufficienti da una parte le agevolazioni fiscali e dall’altra la
deducibilità dal reddito di libere contribuzioni naturalmente entro limiti definiti
e all’interno della stessa regolazione prevista per l’associazionismo
volontario e per le confessioni religiose».