8 febbraio 2018

URANIO IMPOVERITO: DOVEROSO INDAGARE E INTERROGARSI MA LA RISPOSTA LA PUO’ DECIDERE SOLO LA SCIENZA, NON LA POLITICA PER ALZATA DI MANO. GRAVISSIME LE ACCUSE ALLA LINEA DI COMANDO: L’IMPRESSIONE E’ CHE NON SI SIANO SOPPESATE LE PAROLE.

ZCZC0310/SXA
XPP47734_SXA_QBXB
R POL S0A QBXB
Uranio impoverito: A.Parisi, Continuare a indagare, ma decida scienza e non politica
Fiducia nelle Forze Armate, vicinanza e comprensione per amarezza comandanti
(ANSA) – ROMA, 8 FEB –
IA-COM
08-FEB-18 19:39 NNNN​

Credo che la chiarezza con la quale il Ministro Pinotti ha ancora una volta ribadito che le nostre Forze Armate non abbiano “mai utilizzato e acquistato un munizionamento con uranio impoverito” la iscriva di diritto nel fronte che la commissione di indagine della Camera istituita su questo tema ha denunciato come il “negazionismo dei vertici militari”.

Sono sicuro che se le ormai imminenti elezioni non avessero impedito alla commissione di riferire all’Aula quella che viene definita, non solo l’ultima parola di questa legislatura, ma del Parlamento nella sua interezza per oggi e per domani, la relazione sarebbe potuta essere oggetto di un dibattito approfondito e articolato. Ancor di più se esteso all’altro ramo del Parlamento per il quale ha oggi parlato con ben altri accenti Nicola Latorre presidente della Commissione Difesa del Senato.

Ma anche se si riconduce alla interruzione di questo dibattito nel pieno della campagna elettorale, non riesco ad accettare neppure la sola impressione che le troppe e diverse tematiche affrontate dalla Commissione (dagli effetti dell’uranio impoverito alle patologie asbesto-correlate e alla profilassi vaccinale, alla situazione dei poligoni militari) possano essere tenute insieme, oltre che dalla sacrosanta preoccupazione per la salute dei militari, dal filo di una ostilità e diffidenza verso i quadri di comando. Quasi essi fossero da una parte indifferenti alla salute di quella che un tempo veniva definita “carne da macello”, e prima ancora estranei alla condizione del personale come se i generali nascessero generali.

È un dubbio, un sospetto, un sentimento che la Repubblica non può concedersi pena la sua stessa sopravvivenza.

Mentre comprendo e sono vicino alla amarezza e all’indignazione con la quale lo Stato Maggiore della Difesa ha reagito alla solitudine nella quale si è trovato difronte ad accuse così infamanti, ritengo che tutte le forze politiche debbano fermarsi un momento per ritrovare la misura delle parole riflettendo sulle loro premesse e sulle loro conseguenze.

Quanto alla esistenza di un nesso di causalità tra l’uso dell’uranio impoverito ed altri agenti, e le patologie del personale ad esse esposto ritengo non solo che si possa ma si debba continuare a vigilare e ad indagare. La domanda all’origine della istituzione di questa commissione come di altre che l’hanno preceduta è una domanda troppo seria perché quella di ieri possa essere considerata l’ultima parola. Ma soprattutto è doveroso contrastare senza incertezza l’impressione che la decisione sulla risposta ad una domanda di questo tipo possa essere presa non dalla scienza ma dalla politica per alzata di mano.

URANIO: ARTURO PARISI, SOPPESARE PAROLE, GRAVE PARLARE DI NEGAZIONISMO
Ex ministro Difesa, no a dubbi, sospetti o insinuazioni su forze armate Roma, 9 feb. (AdnKronos) – – “L’impressione è che non si siano pesate a sufficienza le parole. Quelle che descrivono le patologie che hanno interessato il personale e i relativi nessi causali alla loro origine, e le gravissime accuse ai vertici militari con il rinvio alla magistratura della valutazione delle responsabilità penali”. Così l’ex ministro della Difesa Arturo Parisi, commenta con l’Adnkronos la relazione finale della commissione d’inchiesta parlamentare sull’uranio impoverito nel comparto Difesa. L’ex ministro, che ha fatto sentire la sua voce subito a ridosso della esposizione delle conclusioni della commissione, si augura che “rileggendola gli autori o chi nella prossima legislatura riconsidererà la materia si renda conto che se è doveroso che la politica vigili e si interroghi sulla salute del nostro personale, la risposta sulle cause e sulle terapie per spiegare e affrontare le patologie considerate non possa essere decisa dai politici per alzata di mano”.

“Non ho letto l’intera relazione descritta di mole ponderosa e di lettura impegnativa. Debbo stare quindi alla sua sintesi esposta ieri in conferenza stampa e ancor di più alla sua convergente trascrizione sui media e sulla rete. E rileggendola posso soltanto dirle che l’impressione è che non si siano pesate a sufficienza le parole. Quelle che descrivono le patologie che hanno interessato il personale e i relativi nessi causali alla loro origine, e le gravissime accuse ai vertici militari con il rinvio alla magistratura della valutazione delle responsabilità penali. Spero che rileggendola gli autori o chi nella prossima legislatura riconsidererà la materia si renda conto che se è doveroso che la politica vigili e si interroghi sulla salute del nostro personale, la risposta sulle cause e sulle terapie per spiegare e affrontare le patologie considerate non possa essere decisa dai politici per alzata di mano. Quanto alle responsabilità spero invece che ci si renda conto della enorme gravità di un’accusa che accomuna tutti “i vertici militari” indiscriminatamente in quello che viene definito “negazionismo”. Un termine nato non per descrivere semplicemente chi dice “no”, ma coniato in riferimento alla tragedia dell’Olocausto per stigmatizzare chi nega la veridicità di un fatto incontrovertibile e unanimemente riconosciuto quale sarebbe appunto il fatto che la Commissione era invece chiamata ad indagare.
Per non dire dell’accusa rivolta sempre agli stessi vertici di aver “sistematicamente” sottovalutato quando non occultato i rischi ai quali erano esposti, dovremmo dire, essi esponevano i militari.
Come vede non accuse da poco. Accuse, ripeto, che, rivolte alla generalità della linea di comando, la Repubblica non può consentirsi alla leggera neppure come dubbio, sospetto o insinuazione. Tanto più se rivolte da un organo autorevole come la Commissione. La sua voce è infatti comunque una voce che
si è levata dal Parlamento, seppure essa non rappresenti il Parlamento, come l’intervento del Senatore Nicola Latorre, presidente della commissione difesa del Senato ha con ben altri accenti segnalato, e sebbene non sia stata confortata da quel dibattito ampio e articolato che in un momento diverso da questo scorcio di legislatura avrebbe di certo affrontato nella stessa Camera.
Non reagire ad essa ignorandola sarebbe stato mancarle di riguardo. Non credo che difronte ad accuse così pesanti si possa far finta di non aver sentito. Né da parte dei vertici di comando delle nostre Forze Armate che comprensibilmente hanno reagito alla solitudine nella quale per un momento si sono trovati in misura eccessiva. Ma neppure da parte della generalità dei cittadini consapevoli, a cominciare da quanti come me da Ministri della Difesa hanno avuto il privilegio di conoscere da vicino la loro dedizione e la loro lealtà.”