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30 Dicembre 2009

Un Pd senza linea è un problema per il paese, prima ancora che per sé stesso

Autore: Arturo Parisi
Fonte: Il Riformista

Caro Direttore,
 
mentre le scrivo mi chiedo se non appartenga anche io alla categoria dei  cretini cosi’ come Carlo Cipolla ebbe a definirli una volta per tutte in un  libretto pubblicato dal Mulino ormai troppi anni fa che lei ha voluto  ricordare. I cretini che danneggiano se stessi e contemporaneamente gli  altri. Come definire altrimenti uno che trova il modo di rovinarsi un  giorno di vacanza, e allo stesso tempo disturbare la vacanza degli altri? E  per di piu’ per un p.s.: il post scriptum che ha voluto apporre al suo  brillante e allo stesso fazioso editoriale di ieri.  

A provocarmi non e’ stata infatti la sua difesa, nel testo, del “legittimo  impedimento”, una legge che secondo lei sarebbe una di quelle che “salvano  una persona ma non inguaiano nessun altro”.  

La dichiarata trasgressione del principio che la legge sia una norma  “generale e astratta” e diventi invece “particolare e concreto” non e’ mai  infatti senza prezzo. Anche se una legge “ad personam” non solo non  inguaiasse nessuno ma addirittura rasserenasse, nell’immediato, tutti, il  moltiplicarsi delle leggi ad personam finisce per dissipare il nostro  capitale sociale, il patrimonio sul quale ogni collettivita’ investe per  progettare il futuro. Se anche a pagare il prezzo non fosse nessuno di noi,  lo stesso non potremmo dire dei nostri figli ai quali ci apprestiamo a trasmettere un capitale sociale gia’ troppo depauperato. Privi del  principio di legalita’, del riconoscimento che l’uguaglianza dei cittadini  difronte alla legge, non e’ solo un ossequio formale, la nostra comunita’  finirebbe in balia della regola del “se po’ fa’ ” che sembra sempre piu’  l’unico criterio che regola la nostra vita collettiva.  

E le assicuro che quando penso alle leggi ad personam non vedo solo quelle  che riguardano Berlusconi ma tutte quelle che vanno moltiplicandosi attorno  a noi ivi compresa quella che proprio oggi ci si propone di approvare a  tambur battente per consentire in Puglia la candidatura di Emiliano da poco  eletto sindaco di Bari. Cosi’ come non ho difficolta’ a rifiutare con lei  “come stella polare la speranza di una condanna penale per il premier”. Io  sono infatti convinto che Berlusconi sia oltre che il maggiore ma non  l’unico beneficiario uno dei maggiori responsabili della crisi del Paese.  Ma la profondita’ della nostra crisi e’ tale che solo un ottimista sfrenato  potrebbe riconoscere in Berlusconi la causa fondamentale e quindi sperare  che la sua rimozione ci porti da sola fuori da essa.
 
Non e’ quindi il suo editoriale, sul quale avrei peraltro molte altre cose  da dire, a indurmi a rovinarci le feste, ma, come dicevo, il suo post  scriptum. Glie lo rileggo. “C’e’ un altro elemento che ci fa tenere che si  stia tornando alle solite. Tutto cio’ che si era votato al congresso e alle  primarie si rimette apertamente in discussione. Rosy Bindi vuole convocare  l’Assemblea Nazionale per decidere se Bersani deve fare cio’ che ha deciso  il congresso. Ed Enrico Morando diffida Bersani dal proporre una legge  elettorale alla tedesca che e’ esattamente la proposta della maggioranza  che ha vinto il Congresso.”  

Esattamente quello che ci aveva ricordato LaTorre alla vigilia di Natale  invitando tutti ad attenersi alla linea deliberata dal congresso del  partito. ” Il partito ha una linea e la linea e’ quella espressa dalla  maggioranza degli iscritti e degli elettori. Non ci possono essere voti di  coscienza, per intenderci. Questa e’ una questione dirimente. La linea e’  chiara e resta quella”.  

Peccato che contemporaneamente sull’Unita’ D’Alema sostenesse che “Insieme  alla ‘bozza Violante’ si dovrebbe avere il coraggio di proporre la riforma  elettorale.” ribadendo “la convinzione che la soluzione migliore sia un  sistema di tipo tedesco che ci consenta di uscire dalla logica dei blocchi  elettorali e restituisca ai partiti il loro profilo.”
 
Mi puo’ aiutare a capire che “coraggio” ci vuole a sostenere una tesi che,  come lei sostiene, il congresso avrebbe votato a maggioranza. Se cosi’  fosse il coraggio, ci vorrebbe a rimettere in discussione il deliberato  congressuale.  

La verita’ e’, caro Polito, che il congresso non ha deciso alcunche’ e meno  che mai il sostegno della legge proporzionale alla tedesca. Altrimenti la  Bindi e Morando, che durante il congresso si sono schierati su fronti  opposti non aprirebbero la questione della legge elettorale che secondo la  bersaniana Bindi metterebbe in causa il profilo del partito, e secondo il  dalemiano D’Alema servirebbe a “restituire”, ripeto, restituire al partito  quel profilo che il Pd avrebbe perso in un passato a me sconosciuto.
 
La verita’ e che, il cosiddetto congresso ha certo scelto il segretario, ma  l’assenza di un serio dibattito sulla linea del partito non ci consente in  alcun modo di condividere la sua convinzione che abbia scelto una linea. La  verita’ e’ che questa discussione e’ mancata e assieme ad essa e’ mancata  ogni decisione perche’ a tutti e’ chiaro che la legge elettorale  maggioritaria, la regola che fu il presupposto della nascita delle  coalizioni uliviste, l’unica che ha dato prima senso al bipolarismo e poi  alla fuga in avanti verso il bipartitismo, non puo’ essere messa in  discussione senza mettere in discussione la funzione e l’idea stessa che e’  stata all’origine della nascita del Pd. Ecco perche’ D’Alema ha ragione nel  dire che ci vorrebbe coraggio, molto coraggio, a metterla in discussione.  Assieme ad essa sarebbero infatti messi in discussione il partito, l’idea  di democrazia governante che ha finora sostenuto, il motivo per il quale  molti di noi si sono finora spesi per questa idea all’interno del Pd. Ecco  perche’ Bersani non ha mai risposto alla domanda di chi come me durante il  congresso gli ha ripetutamente chiesto (anche sul suo giornale) se  condividesse la linea da sempre sostenuta con chiarezza da D’Alema e  preferisce invece, da una parte, far parlare D’Alema a nome di tutti come  se il segretario del partito fosse lui, e dall’altra, scommettere che il  ritorno della vecchia linea possa trovare il suo fondamento su un semplice  “silenzio assenso”, un altro ancora dei tanti fatti compiuti.
 
Passi pure il cretini. Ma, mi consenta caro direttore, fino ad un certo  punto. Buone feste.
 
Arturo Parisi