7 maggio 2017

PARISI:”CONCORDARE CON GRILLO UN DUELLO MAGGIORITARIO O PREPARARSI AD UNA GARA TRA COALIZIONI COL CENTRODESTRA CON LE LEGGI ATTUALI.”
Intervista di Fabio Martini, La Stampa p.6

A poche ore da un discorso col quale Matteo Renzi indirizzerà il futuro del Pd e in parte del Paese, Arturo Parisi – il padre del bipolarismo in Italia, dell’Ulivo e delle Primarie – dà un consiglio spiazzante al leader del Partito democratico, che ha appena votato come segretario: andare a “vedere” il gioco dei Cinque Stelle.

Renzi pare al bivio di una scelta di vita: o restare leader “generale”, battendosi per il maggioritario con il piglio che gli si conosce quando vuole una cosa, oppure accomodarsi come parte al tavolo consociativo del proporzionale?

«È una alternativa che non esiste, della quale non credo disponga. Una volta sconfitto nel referendum il progetto di una democrazia governante che aveva immaginato di affermare d’un tratto attraverso la riforma istituzionale, il problema è ora come tornare a perseguire lo stesso obiettivo attraverso la fatica dell’azione politica. Dico come, non se. Sono sicuro che Renzi è il primo a saperlo».

C’è la prova del nove: se i Cinque Stelle, unendo interesse generale e di partito, si battessero per un premio sotto il 40 per cento, come farebbe Renzi a dir di no?

«Sarebbe una rivoluzione, ma la non la vedo. O, almeno, non ancora. Prima che tecnico il problema è politico nel senso più profondo del termine. Riguarda cioè l’atteggiamento, la vocazione e l’ambizione politica che definisce il profilo attuale dei Cinque Stelle. Penso al loro dirsi ancora movimento antisistema della società piuttosto che parte nel sistema politico, e ancor di più a quel Vaffa che nel loro simbolo dice la vocazione ad essere protesta piuttosto che proposta».

Pensa che preferiscano ottenere la maggioranza relativa?

«L’accesso al governo sembrava finora essere vissuto come un rischio piuttosto che come un obiettivo, e, di conseguenza, la scommessa sul proporzionale e sul rifiuto di ogni alleanza per evitarlo. In una gara a chi arriva primo mi era sembrato che pensassero di poter continuare a svolgere la loro linea agitatoria contro il resto del mondo riparati dall’attesa di una lontana maggioranza assoluta che gli addossasse la responsabilità del governo. Forti di un primato sempre più probabile e allo stesso tempo leggeri di ogni responsabilità”.

Sì ma qua e là affiorano segnali di una ambizione diversa…

«È vero, è una linea che non può tenere troppo a lungo. È vero, ci sono segni, dal seminario di Casaleggio alla tournée di Di Maio ad Harvard che segnalano un cambiamento di passo. Ma non vedo i Cinque Stelle ancora pronti ad assumersi responsabilità di governo e men che mai determinati ad aprire una sfida che abbia come posta l’investitura diretta a governare e non semplicemente un primato».

Ma se davvero dovessero aprire una sfida non più contro il governo, ma per il governo, come farebbe Renzi a dire no?

«Condivido. Non potrebbe che raccogliere il guanto. [Esattamente come in Francia Macron con la Le Pen,] e, intanto, per quel che riguarda la legge elettorale, andare a vedere e concordare con loro una regola che governi il duello. Una legge elettorale che metta a frutto il riconoscimento da parte della Corte della compatibilità del sistema maggioritario con la Carta Costituzionale. Solo con dei Cinque Stelle di questo tipo Renzi potrebbe infatti concordare un duello compiutamente maggioritario nel solco di un Pd di tipo veltroniano. Con Berlusconi potrebbe invece ritrovarsi soltanto su una regola ulteriormente coalizionale. [Tanto varrebbe tenerci le due leggi ora esistenti che alla Camera consentono una competizione per un premio maggioritario tra liste coalizionali, e incoraggiano al Senato una competizione tra coalizioni di liste”.

Ma, la conferma che a Renzi piace il proporzionale è il rifiuto di ogni alleanza con un soggetto guidato da Pisapia che comprenda scissionisti che pure tengono in vita il governo.

“E’ la conferma che per troppi, da tutte le parti, il passato rende ancor difficile ragionare sul futuro. Ma se si capisse che la posta è il governo da offrire al Paese le posizioni si avvicinerebbero. Il Pisapia che ricordo è quello che senza veti pregiudiziali ha vinto a Milano unendo tutto il campo dalla sinistra al centro, non il riferimento di una sua piccola parte”.

La prospettiva di un soggetto concorrenziale al Pd le pare plausibile?

“Nel quadro attuale dei rapporti di forza, quelli interni e quelli esterni al campo di centrosinistra, ritengo plausibile e utile un confronto tra diversi progetti. Una concorrenza tra soggetti contrapposti servirebbe invece soltanto a dividersi ancora di più e a farsi del male”.]

 

* Tra parentesi quadra, proposizioni poi omesse per motivi di spazio nel testo pubblicato.