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18 Marzo 2007

Parisi: “Per questo esercito servono più soldi”

Autore: Lucia Visca
Fonte: La Nuova Sardegna

ROMA. “Sospesa”, non abolita. Come negli Usa dopo la fine della guerra del Vietnam, sotto la spinta della scelta pacifista di una generazione segnata dagli eventi bellici. Questo al momento lo stato giudirico del servizio di leva obbligatoria.
Un’esigenza nata nella Francia della rivoluzione e raro esempio di rapida globalizzazione. Oggi la leva resta obbligatoria nei Paesi a regime dittatoriale o in quelli di forti tensioni come Israele.
Si chiamavano “coscritti” i ragazzi chiamati alle armi e toccò a tutti, dal 1861, con l’unità d’Italia, alla fine del 2004. Negli ultimi anni e con rapidità le cose sono cambiate. Più l’Italia si è impegnata in missioni all’estero in aree dove si combattono guerre come l’Iraq e l’Afghanistan più ha avuto bisogno di forze armate professionalizzate.
“I militari sono caricati di compiti rischiosi in difesa della pace e della sicurezza in situazioni di pericolo”, riflette il ministro della difesa Arturo Parisi, 67 anni, formazione classica alla scuola militare della “Nunziatella”, sassarese d’adozione, ma nato in provincia di Salerno. Con lui abbiamo fatto il punto, a oltre un anno dell’ultimo foglio di congedo consegnato alla classe 1985, su come sono oggi le forze armate italiane. Cercando di capire se la perdita dell’enorme bacino di reclute rappresentato dalla coscrizione dei giovani maschi (l’arruolamento femminile è stato inaugurato e continua su base esclusivamente volontaria, con esperimenti nel 1992 e i primi concorsi nel gennaio del 2000) ha comportato conseguenze nella vita delle caserme e nella qualità del mondo militare.


Alla fine del 2005 sono stati congedati gli ultimi soldati arruolati con la ferma di leva obbligatoria. Ma è stato giusto abolire la leva?
“In primo luogo, la leva obbligatoria non è stata abolita, bensì sospesa – risponde Parisi, precisando – Questo è avvenuto a seguito della trasformazione dello scenario strategico del nostro Paese, che ha visto venir meno la minaccia militare immanente e imminente, quale quella posta dal Patto di Varsavia. Nessun “modello di difesa” è eterno. Deve al contrario adattarsi alle necessità reali, e questo ha indotto alla sospensione della leva obbligatoria e alla revisione del modello di difesa sulla base dell’arruolamento volontario”.


A che cosa serviva la leva, e a che cosa non serve più?
“La leva serviva ad alimentare le Forze armate – ma anche alcune forze di polizia – con personale giovane e rappresentativo di tutta la società nazionale. Permetteva di mantenere forze di difesa e di sicurezza sufficientemente numerose per far fronte alla minaccia esistente coinvolgendo tutti i cittadini nella difesa della Patria, dovere che la  Costituzione definisce “sacro”. Naturalmente, la leva presentava anche degli svantaggi, quali ad esempio la bassa prontezza operativa delle Unità così alimentate. Una frazione importante delle nostre forze era in addestramento, e ciò rendeva molto difficile impiegarle prontamente in missioni reali all’estero. Anche per questo, il passaggio il volontariato è risultato vantaggioso, in termini di costo/efficacia”.


Nei giorni scorsi, in occasione della presentazione del disegno di legge sul riordino della giustizia, lei ha parlato di una “riduzione della domanda di giustizia militare”, in conseguenza della riduzione della leva obbligatoria. Quali saranno gli effetti pratici di tale cambiamento?
“La mia proposta, accolta dal Consiglio dei ministri, è quella di intervenire sull’assetto della magistratura militare al fine di riequilibrarlo rispetto all’attuale domanda di giustizia, che dopo la sospensione   della   leva   si   è   ridotta   significativamente.   Si  intende  perciò  procedere  ad  una ridefinizione della risposta con un’incisiva rimodulazione  degli  uffici della giustizia militare, e una correlata riduzione degli organici, con contestuale transito dei magistrati e del personale eccedenti in omologhi ruoli ordinari. Resta comunque l’intendimento di confermare la piena equiparazione dei magistrati militari a quelli ordinari da tutti i punti di vista: dallo stato giuridico alle garanzie di indipendenza”.


Senza leva obbligatoria, in che cosa cambia la funzione delle Forze armate in rapporto alla società?
“La funzione delle Forze armate è quella di difendere la Patria, e di partecipare attivamente alla difesa della pace nel quadro delle organizzazioni internazionali che la promuovono. In ciò, forze composte da volontari e professionisti non sono diverse da quelle formate da coscritti. Certo, il periodo di servizio militare obbligatorio ha rappresentato in passato un’occasione importante di amalgama della società,  perché implicava per i coscritti un periodo prolungato di vita in un luogo geografico distante da quello di origine, a contatto con coetanei di altre regioni. Ma oggi le occasioni di interazione tra i giovani delle diverse parti del Paese sono cresciute enormemente. La “naja” non rappresenta perciò da tempo il primo momento di questo incontro. Quello che invece non può in alcun modo cambiare è la vicinanza della comunità ai nostri militari che hanno necessità di sentirci uniti a loro sostegno soprattutto quando in nome dell’Italia e nell’interesse degli italiani sono caricati di compiti rischiosi in difesa della pace e della sicurezza in situazioni di pericolo”.


Sul piano pratico l’assenza di militari di leva ha portato danno alla vita delle caserme? Una serie di funzioni e corvée riservate ai soldati di leva come vengono svolte oggi? I volontari professionali sono disposti a svolgere i compiti meno qualificati?
“Un soldato volontario costa ovviamente molto di più di un soldato di leva, e non solo per lo stipendio che percepisce. Non è conveniente impiegare i militari professionisti in compiti troppo distanti da quelli previsti dalla loro missione. Perciò, in tutti i servizi non direttamente attinenti all’addestramento o alle operazioni effettive, oggi si ricorre all’appalto verso ditte private. Resta comunque la capacità delle forze armate di operare in totale autonomia quando ciò diviene necessario, soprattutto in zona di operazioni quando per i servizi di supporto non è possibile ricorrere alle ditte esterne”.

In una audizione alle Commissioni Difesa di Camera e Senato, nel luglio 2006, lei citò il programma di governo indicando come “la riforma della leva abbia comportato e comporti l’obbligo di investire anche nella formazione, nell’addestramento, nella tutela della salute, nella previdenza, nella casa di abitazione e negli alloggi di servizio”. Come si concilia questo con i tagli della Finanziaria al bilancio della Difesa avvenuti negli ultimi anni? C’è l’ipotesi di recuperare risorse a vantaggio delle Forze armate?
“Lo stiamo già facendo. Con la Finanziaria per il 2007 sono state conferite risorse aggiuntive, proprio per finanziare l’attività quotidiana delle forze armate e i programmi di investimento, ad esempio nell’edilizia abitativa. Certo, le risorse effettivamente disponibili sono ancora lontane da quelle di cui avremmo bisogno, ma i limiti imposti dalla stabilità finanziaria complessiva ci ha impedito di fare di più. Se riusciremo a migliorare lo stato delle finanze pubbliche, anche grazie alla ripresa economica, sono certo che la Difesa potrà contare su risorse aggiuntive”.