22 febbraio 2017

PARISI: “PD, RIPARTIRE DAL PROGETTO. NO ALLE DIVISIONI”
intervista a Paola Pintus, Tiscali News

“Non mi arrendo. Spero ancora che non prevalga la pulsione divisiva e che non si precludano nuovi incontri. Oltre alla discussione sulle regole c’è un altro fattore che conta, ed è la volontà politica”. Arturo Parisi, padre nobile dell’Ulivo, tra i 40 fondatori del Partito Democratico, misura ogni parola quando parla della scissione appena consumata dentro il PD. Il momento è grave, ma da esperto navigatore nel mare tempestoso del centro sinistra il professore sa bene che spesso, in politica, il finale lo scrive chi butta il cuore oltre l’ostacolo. In questo scenario però sembra che abbiano prevalso gli egoismi, più che la fatica del voler condividere una visione comune.

Renzi o Bersani, chi ha fatto più errori?

Renzi ha fatto molti errori, il più grosso è quello di non aver anticipato il confronto quando la scissione ci fu. E non parlo di questi giorni, parlo di quella avvenuta l’anno scorso quando durante un passaggio prioritario come quello del Referendum il partito si divise con la maggioranza unita attorno alla posizione ufficiale e la minoranza schierata con i comitati del no. Era allora che Renzi avrebbe dovuto dire “Fermiamoci”, con l’impegno ad uscire da un confronto così esigente prendendo tutto il tempo che serviva. Questo non è stato fatto e meno che mai fu aperto il discorso all’indomani della sconfitta. Una sconfitta cocente che avrebbe dovuto imporre la riapertura di quel confronto la sera del 4 dicembre”.

Bersani e Rossi parlano di questione valoriale, di recupero di un baricentro a sinistra.

“Valore” è una bella parola, ma in politica i valori sono anzitutto i progetti e i programmi. Prendiamo la vertenza dei tassisti. Bersani era dalla parte dei liberalizzatori, infatti ama ricordare le lenzuolate che sono all’origine degli scontri di ieri: per questo la gente non capisce qual è l’oggetto del contendere.

Se non fosse intervenuta la modifica dell’Italicum la scissione ci saerebbe stata oppure no?

Il ruolo dell’Italicum effettivamente qui si scopre: finquando esiste una legge ispirata dalla cultura e regola maggioritaria le parti sono incoraggiate a stare assieme. Quando questa prospettiva viene meno evidentemente le distinzioni di evidenziano. Tuttavia una gran parte del partito bisogna riconoscere che resta lì dove è e solo una piccola parte si fa prendere dalla tentazione di tornare indietro. Mi auguro che ci ripensino sino alla fine.

Stando agli ultimi sondaggi, in questo quadro di scomposizione vince il Movimento di Grillo.

“E’ fuor di dubbio: questo è il problema che abbiamo di fronte ed è per questo che fino all’ultimo io non mi arrendo all’idea che le parti non si facciano prendere dalla voglia di separazione. Da questo punto di vista non sono solo le regole che contano. L’Ulivo sta lì a ricordarlo: abbiamo visto una regola sostanzialmente maggioritaria quale era il Mattarellum praticata con una logica proporzionale, ovvero con aggregazioni pensate giusto per andar in Parlamento e poi scendere come da un taxi il giorno dopo le elezioni. Viceversa in altre fasi nell’Ulivo: alle elezioni europee ci presentammo uniti e nonostante la regola proporzionale, non perdemmo il senso di coesione.

Quindi le regole contano, ma conta anche la volontà politica, guidata dalla lucidità e dalla consapevolezza per quello che ci potrebbe attendere se perdessimo  il senso dell’obbiettivo ultimo della politica che è il governo del tutto, Non la rappresentanza delle diverse porzioni”