24 gennaio 2017

PARISI: “L’ULIVO E’ NECESSARIO MA SOLO SE E’ UN PROGETTO E NON UN TAXI”
Intervista a David Allegranti, Il Foglio p.2

Mario Segni sul Foglio ha definito l’arrivo del proporzionale “una iattura”.
Il professor Arturo Parisi, ulivista convinto, condivide: “Senza dubbio. Ma, più che il probabile approdo proporzionale sul piano della legge elettorale – dice Parisi al Foglio – la vera sciagura è quello che potremmo chiamare il proporzionalismo. La dinamica che va crescendo nella società e nella stessa cultura politica. Da noi ma non solo da noi. La resa alle tendenze di frammentazione in corso: nelle relazioni internazionali tra gli stati, e in quelle interne tra i partiti e nei partiti. La convinzione che le distinzioni e le divisioni politiche possano essere solo fotografate e rappresentate rinviando la loro composizione ad un generico dopo.
Senza preoccuparsi troppo se tra il prima e il dopo, a livello internazionale stiano in mezzo conflitti violenti e, all’interno, un caos crescente. Se si dimentica che la politica è finalizzata al governo non c’è maggioritario che basti. Ci si mette assieme tanto per lucrare il premio a spese di chi non è riuscito a farlo neppure per quel tanto e poi, una volta arrivati, ci si saluta. Da buoni nemici”. Basta ripassarsi la storia, spiega Parisi. “Penso solo alla mia. Alla lotta per contrastare la tendenza a pensare l’Ulivo null’altro che come a un taxi imposto dal Mattarellum per arrivare in Parlamento.
Per non parlare dello spaventoso premio in seggi regalato dal Porcellum nelle ultime elezioni al Pd e a Sel in nome di una unità tradita dopo il voto nell’indifferenza dei più”.

Insomma, è un ritorno alla Prima Repubblica?

“La verità è che dalla logica della prima Repubblica ci siamo allontanati poco e per poco. Ma soprattutto col desiderio e la fantasia più che nella realtà. Fin quando i nostri passi sono stati guidati dall’idea di un nuovo ordine mondiale da sostituire al bipolarismo internazionale, e, al suo interno dall’impaziente progetto di una unità politica dell’Europa. Se non fosse per l’ancoraggio assicurato dalla modifica del governo delle autonomie la barca della democrazia governante si sarebbe già definitivamente fracassata sugli scogli da tempo. Direi semmai che è la prima Repubblica che si è allontanata da noi. I partiti che finché vissero le diedero vita, le condizioni esterne che la sostennero finché durarono.
Se di ritorno si potesse parlare sarebbe il ritorno delle dinamiche dissolutive che ne decretarono la fine”.

Si ritorna ai partitini, professore?

“Sarà la legge elettorale a deciderlo. Che sia il ritorno ai partitini o a partitoni di correntine, a liste unitarie di partiti coalizzati o a coalizioni di liste, lo decideranno le norme che per gli elettori sono dettagli e per gli eligendi quello che decide della loro vita. L’entità delle soglie di sbarramento, le dimensioni di collegi e circoscrizioni, la quota di parlamentari nominati, la modalità della scelta degli altri etc. etc. I temi sui quali si concentrerà il braccio di ferro dei prossimi mesi”.

Vede possibile, con il proporzionale, uno scontro Renzi-Berlusconi contro Grillo-Salvini?

“Diciamo meglio. Da una parte un incontro tra Pd e Fi, e dall’altra tra Lega e M5S? Possibile. Ma naturalmente solo dopo le elezioni. Per prepararsi subito a nuove elezioni. Stiamo parlando non solo di una prospettiva di instabilità permanente dentro l’area della eventuale maggioranza di governo nata per sostenere la prima delle coppie che va all’altare. Ci troveremmo difronte non solo alla stabile instabilità dei governi della prima repubblica, ma difronte alla instabilità nel rapporto di forza tra le due metà che dovessero spartirsi i compiti di governo o di opposizione: sia che il primo turno tocchi al PD+FI o a LN+M5S. Un incubo!”.

Può funzionare in un paese come il nostro, dove non esistono più partiti forti?

“Partiti forti ne esistono sempre meno da tutte le parti. Dappertutto è il momento degli individui, più che in rete, irretiti. Organizzati in aggregati mutevoli e spettacolari, come in autunno fanno spettacolo nel cielo delle nostre città gli stormi di storni. Spettacolo in cielo guidati da leader che investono sull’eccezionale spirito gregario dei seguaci. Ma purtroppo spettacolo anche in terra”.

E’ possibile il ritorno dell’Ulivo?

“Direi più che mai necessario se l’Ulivo è una unità costruita attorno ad un riconoscibile progetto da portare al governo grazie alla partecipazione diretta dei cittadini. L’unica via per contrastare la tendenza alla frammentazione che alimenta il proporzionalismo. Se l’Ulivo è invece solo un accordo elettorale tra partiti e partitini per lucrare qualche premio o superare difficoltà contingenti, forse inevitabile ma insufficiente. Ma perché mai chiamarlo Ulivo?”.

È vero che la fine del maggioritario è la fine del renzismo?

“Di certo la fine della fase che lo ha visto vincente nelle competizioni maggioritarie alla Provincia e al Comune di Firenze, la fine della fase che attraverso le competizioni maggioritarie delle primarie lo ha visto approdare alla proposta di riforma maggioritaria. Naturalmente, se questa oltre che nel referendum dovesse uscire definitivamente sconfitta dalla nuova imminente legge elettorale. A parità di contesto storico la natura maggioritaria della competizione politica cresce assieme ad attori capaci e interessati ad essa. E gli attori maggioritari crescono a loro volta nella pratica del maggioritario”.