Professore, lei non si è schierato. Ma, a gazebo ormai chiusi, si aspettava il ”trionfo” di Nichi Vendola? È contento?
Non essendo pugliese non avevo alcun titolo per esprimere alcuna preferenza, ne’ disponevo di elementi che mi consentissero di prevedere il risultato. Sono tuttavia un sostenitore convinto delle primarie come uno strumento che allarga il potere dei cittadini che sono da esse chiamati non solo a dare la risposta ma a formulare la domanda, un tempo affare esclusivo dei capipartito. Sento percio’ nella grande partecipazione di ieri un riconoscimento delle nostre battaglie e un incoraggiamento ad andare avanti lungo la strada che intraprendemmo all’inizio degli anni ’90 per la riforma delle istituzioni.
Temeva che la Puglia diventasse la tomba delle primarie. Cos’è diventata? La tomba del Pd dalemian-bersaniano?
La pretesa di fare delle primarie una sfida su quale dovesse essere il partito guida della coalizione imposta dai dirigenti del Pd attraverso la designazione di Boccia come candidato ufficiale del partito rischiava di ucciderle definitivamente. La scelta degli elettori non riguardava infatti il partito preferito, ma la persona alla quale affidare il compito di essere in quanto tali un riferimento unitario per tutti gli elettori della coalizione al di la’ delle preferenze e delle appartenze ai diversi partiti che la compongono. Se la competizione fosse diventata, come si e’ tentato, uno scontro tra partiti militarizzati a favore dei rispettivi candidati avremmo finito per produrre un grave danno alla solidarieta’ della coalizione, alla unita’ del partito, alla autonomia del candidato, e, alla stessa credibilita’ delle primarie. La saggezza dei democratici pugliesi ha evitato questo rischio. Questo non ha impedito tuttavia che sui giornali di oggi una grande vittoria della democrazia sia stata presentata come una grande sconfitta del Pd.
Massimo D’Alema è indicato come il massimo colpevole. Condivide?
D’Alema e’ stato certamente quello che con piu’ determinazione si e’ battuto prima contro le primarie e poi per fare di esse una competizione tra partiti.
Come si spiega che i ”professionisti” della politica abbiano preso un abbaglio del genere in Puglia? Cosa dovrebbero fare adesso?
L’idea che li guida e’ il ritorno a maggioranze costituite come in passato sulla somma di partiti, piuttosto che sulla unita’ dei cittadini. L’abbaglio e’ stato quello di immaginarsi un consenso che non esisteva piu’ o illudersi che esso fosse raggiungibile attraverso la disciplina e il richiamo alle appartenenze partitiche del passato.
Come si è arrivati a un simile scollegamento tra i vertici del partito e il sentire degli elettori? Quali le cause principali?
E’ una domanda che non ha ancora una risposta. La misura della sconfitta e’ stata infatti tale da meravigliare anche uno come me che studia da decenni il processo di dissoluzione delle antiche appartenenze di partito.
Com’è andata la direzione nazionale del Pd? È stata utile?
Una riunione sprecata. Ero andato con la speranza di raccogliere qualche elemento che mi aiutasse a capire dalla viva voce dei diretti responsabili a cominciare da D’Alema, La Torre e dallo stesso Letta. Sono ancora in attesa.
Il segretario nazionale conferma che il progetto politico di ”convergenza” di tutte le opposizioni, compresa l’Udc, resta valido. Lei resta dell’idea che la linea bersaniana soffre di ambiguità e doppiezza?
Io sono convinto che anche per un grande partito come il Pd due linee siano troppe. Se ci fosse stato un congresso forse saremmo riusciti a sceglierne una. In luogo di un congresso abbiamo invece assistito solo ad una conta, corretta e democratica quanto si vuole, ma attorno a persone, non a linee politiche.
Perché non approva le alleanze con l’Udc alle regionali?
Quando mai? Quello che non approvo sono accordi fondati solo sulla urgenza di vincere non su uno stabile progetto che dia una risposta adeguata ai problemi dei cittadini.
Come si costruisce, a suo avviso, l’alternativa a Silvio Berlusconi?
Guardando all’Italia prima che a Silvio Berlusconi.
Quali saranno, a suo avviso, le ripercussioni politiche del caso Puglia?
Io mi auguro che ci aiutino a capire che dobbiamo scegliere, altrimenti la realta’ sceglie per noi, cioe’ quasi sempre contro di noi.
Dal ”caso Marrazzo” al ”Cinzia-gate”, il Pd deve affrontare la questione morale?
La crisi morale e’ la distanza dei nostri comportamenti dalle regole alle quali diciamo di far riferimento. La crisi che si e’ ora aperta e’ una crisi della morale, la dissoluzione delle regole stesse, il sospetto che le regole che un tempo pensavamo comuni non esistano piu’. La crisi morale e’ la crisi di ognuno di noi. La crisi della morale la crisi di tutti. Ecco perche’ il rispetto delle leggi diventa ogni giorno piu’ importante. Senza il loro rispetto assieme al diritto salta la societa’.