26 Ottobre 2005
Parisi: il partito dei democratici non nasce dal nulla
Autore: Federica Fantozzi
Fonte: l'Unità
Professore, 4 milionie 300mila… «Perchè essere imprecisi?» Arturo Parisi inforca gli occhiali. «Ai seggi sono andate esattamente 4.311.139 persone mescolandosi senza che fosse possibile riconoscere appartenenze e provenienze, hanno sottoscritto il progetto dell’Unione, si sono impegnati a sostenere il vincitore quale che fosse la loro preferenza, hanno reso pubblica la scelta di schierarsi con il centrosinistra e hanno anche dato un contributo economico».
Secondo piano di Santi Apostoli, ufficio dell’inventore di due marchi dalla vita travagliata e oggi di successo: l’Ulivo e le primarie. Sulla libreria asinelli di varia fattura e diversi
materiali. Al muro, un pannello con l’evoluzione dal ‘95 al 2005 di Ulivo-Democratici – Margherita-Uniti nell’Ulivo: «E adesso torna di nuovo Ulivo…».
Così la vita: il successo popolare delle primarie, ultime nate, ha ridato vita all’albero congelato 5 mesi fa. E Parisi firma insieme a Giuliano Amato un testo per il «cammino comune» verso il partito democratico.
La sua foto delle primarie?.
«Siamo di fronte ad una manifestazione di volontà di rilievo superiore al normale comportamento di voto e, per qualità e impegno, anche all’ adesione ai partiti».
Oltre 3 milioni di voti per Prodi. Il popolo dei moderati? Dell’Unione? Dell’Ulivo?
«I votanti sono stati 11 volte agli iscritti che partecipano ai congressi dei partiti del centrosinistra considerati nel loro insieme: la cittadinanza attiva schierata con il centrosinistra».
Giovedì 27 l’assemblea dielle ratificherà il cambio di direzione. E’ soddisfatto della strada che si sta delineando, lista unica alla Camera ma non al Senato?
«Quello che conta è la meta, non le soluzioni tecniche intermedie: la costruzione di un unico partito dei democratici che organizzi stabilmente il centrosinistra. Naturalmente è un obiettivo che non immagino per domani».
Il gruppo parlamentare unico dell’Ulivo sarà il passo conseguente o basterebbero gruppi «federati» o «integrati»?
«L’importante è che nessuno pensi di costruire ancora un volta un tram, su cui salire prima delle elezioni e per scendere poi appena arrivati in Parlamento, e scriverci sopra Ulivo,
come se si trattasse del 30 barrato».
I Ds per sono cauti e De Mita nega impegni per gruppi comuni.
«Mi spieghino come rendere evidente nelle Camere la nostra unità con forme diverse dal gruppo unico e sono pronto a discuterne».
E la casa comune in Europa? Impasse o falso problema?
«Quando abbiamo fondato la Margherita, non abbiamo chiesto l’uscita dei Popolari dal Ppe: è un fatto venuto da sè. E’ importante partire dalla meta e non dalle condizioni per arrivarci. Le condizioni di Rutelli, che riconosco serissime, devono essere pensate come pietre miliari del cammino, non come paletti per renderlo impossibile».
Fino a che punto Ulivo e partito democratico sono sinonimi?
«Per me l’Ulivo è da sempre un segno e un nome che attendeva una cosa. Una cosa che abbiamo preferito non descrivere perchè essa è l’esito di un processo e non l’inizio. Invertire avrebbe creato ostacoli».
Il partito democratico di Rutelli però ha lineamenti precisi.
«Comunque lo si voglia chiamare, se il suo compito e unire il centrosinistra, il partito dei democratici. E’ un modo di svolgere la storia dell’Ulivo. Non un nuovo inizio: è una continuazione. L’indicazione esplicita di un Ulivo in forma di partito e non più soggetto generico, federazione o movimento».
Dunque maggioranza e minoranza Dl convergono?
«Come non vedere il salto di qualità? Soprattutto se consideriamo che la proposta è stata avanzata dal segretario di partito che indicando questa prospettiva definisce il proprio partito come un mezzo e non un fine, un passaggio e non un approdo».
Ritiene politicamente credibile la «conversione a U» fatta da Rutelli dopo le primarie o nutre dubbi?
«Non dimentico che Rutelli è stato presidente dell’Assemblea dei Democratici nati con l’obiettivo dell’Ulivo. Certo, dopo le Europee quel cammino ha registrato un’inversione netta. Ma abbiamo il dovere di prendere sul serio la sua proposta di oggi. Non posso immaginare che abbia improvvisato in poche ore una prospettiva di questo rilievo. Anche se so che non sarà semplice lo attendiamo con fiducia alla prova».
Ulivo e primarie danno i frutti. Per lei anche una soddisfazione personale?
«E’ un ritrovare la Margherita che in alcuni momenti immaginavamo di aver perduta. Altro che soddisfazione, se penso alle fatiche degli ultimi 5 mesi!»
Dopo l’ennesima gelata, l’Ulivo è ricresciuto in modo “spontaneo”. E’ un albero mutato, più selvatico e resistente?
«E’ stato scongelato dalla passione della gente. Guardi gli ulivi: esprimono la lotta con l’ambiente che cerca di sopraffarli. E’ per questo che sono così belli e così storti. E’ per questo che sono costretti ad attaccarsi al terreno con radici fortissime.»
Prodi sarà capolista dell’Ulivo in tutte le circoscrizioni?
« E’ evidente. Non c’è neanche bisogno di dirlo».