19 febbraio 2018

PARISI: “GENTILONI HA QUALITA’. PASSO DI LATO DI RENZI? SUO NOME NON E’ IN SIMBOLO”
Intervista di Nadia Pietrafitta, LaPresse

Paolo Gentiloni è l’uomo giusto per il centrosinistra? “Le sue qualità non sono in discussione”. Matteo Renzi sarebbe disposto a farsi ‘di lato’? “Già adesso non è al governo, e comunque è l’unico leader a non aver messo il suo nome sul simbolo”. Per Arturo Parisi il futuro non è un problema di nomi: il ‘sogno’ di Romano Prodi di un centrosinistra forte e di un governo reso “stabile” da un sistema maggioritario, confida a LaPresse lui che quel sogno lo ha vissuto insieme al Professore, “è in gran parte svanito”, anche se “il bisogno” di tutto questo “è cresciuto”. A finire sul banco degli imputati, anche per l’ex ministro della Difesa è il Rosatellum, ma dai partiti sul tema “più nulla che poco, nemmeno promesse”.

DOMANDA: Romano Prodi sabato ha rotto il suo “lungo silenzio” spendendosi ancora una volta in favore del centrosinistra. Paolo Gentiloni ritiene “attuali” gli slogan dell’Ulivo, tra i quali il suo ‘uniti per unire’. Ma il ‘sogno’ del Professore è ancora ‘realizzabile’? RISPOSTA: Prima del sogno viene il bisogno. E questo è sempre lo stesso, quello che ci indusse a metterci in marcia quasi trent’anni fa quando la caduta del muro travolse d’un solo colpo i partiti che l’un contro l’altro armati avevano dato vita alla prima Repubblica. Dare un governo all’Italia reso finalmente forte e stabile dalla investitura diretta dei cittadini grazie alla introduzione della regola maggioritaria. Il guaio è che il bisogno è cresciuto, ma il sogno è in gran parte svanito. Prima con la sconfitta del referendum e dopo con la resa alla logica proporzionale reintrodotta dal Rosatellum.

D: Da Prodi è arrivata un’investitura a Gentiloni. Può essere lui l’uomo giusto per un centrosinistra forte? R: Non mi sembra che le qualità di Gentiloni siano in discussione. Quello che invece non vedo è il centrosinistra forte. Grazie al Rosatellum né il centrosinistra, ma neppure il centrodestra. Al massimo più o meno grosso.

D: Renzi parla di squadra Pd, ma secondo lei sarebbe disposto a lasciare Palazzo Chigi all’attuale premier? R: In verità non mi sembra che Renzi sia ancora al Governo. Quello che invece è sicuro è che nel simbolo del Pd non c’è il suo nome. A differenza di quasi tutti gli altri. Da Berlusconi a Salvini passando per la Meloni, e, nel centrosinistra dalla Bonino alla Lorenzin.

D: Cosa succederà il 5 marzo? Vede la possibilità si arrivi a un governo di unità nazionale, magari per cambiare la legge elettorale come sostiene Prodi? R: Purtroppo Prodi ha solo rilanciato – e giustamente – il grido di dolore che prima del referendum fu la preoccupazione che aveva accomunato i sostenitori del Sì di fronte alla prospettiva della vittoria del No. Ma per il futuro io non ho illusione alcuna. Si faccia un giro tra le promesse delle diverse liste. Sulla legge elettorale troverà più nulla che poco. Su questo tema neppure promesse. Né nel centrodestra, né nel nostro campo: da quello Pd a quello di Insieme. Chi mi segue ricorda il mio lutto di fronte alla approvazione del Rosatellum. E ancor di più di fronte al vanto col quale il mio partito rivendicò il merito della sua approvazione.