2222
5 Novembre 2005

Parisi e i padri nobili

Autore: Aldo Cazzullo
Fonte: Corriere della Sera

In ognuna delle sale della villa dove i professori di Prodi discutono
del partito democratico si proietta la video-galleria degli antenati,
l’immagine dei padri nobili. Poiché  in Italia un partito
democratico non è mai esistito, se ne ricercano le radici altrove:
nella storia, in altri paesi.

Erasmo da Rotterdam e Bob Dylan,
Roosevelt e Stravinsky, Kant e Rosa Parks. Non c’è un solo comunista;
però ci sono i dissidenti Havel e Sacharov. Pochi cattolici, e di altre
ere: sant’Agostino, Tommaso Moro.

Un solo socialdemocratico:
Brandt in ginocchio nel ghetto di Varsavia. E poi Tocqueville, un
pensatore citato di recente da Arturo Parisi, che del partito
democratico italiano è l’inventore, e quindi il più indicato a parlare
di lari e penati: il pantheon del nuovo centrosinistra.

“Non
si può non partire da Tocqueville. E’ il mio Cristoforo Colombo: chi ci
ha guidato alla scoperta della nostra America. Ho visto che francesi
come Martinet e Gallo lo classificano nel centrodestra. Non è questo
che mi interessa.

Se penso a Tocqueville rivedo le copertine
dei “classici della democrazia” del Mulino che leggevo quand’ero un
ragazzo di periferia: Montesquieu, Locke, Cattaneo. E da Tocqueville si
scende ad Hannah Arendt, un altro intellettuale che il viaggio in
America ha cambiato, come ha cambiato Sturzo.

Tocqueville mi
aiuta a scegliere tra le due rivoluzioni: tra la francese e
l’americana, che non cancella né la libertà  nè Dio, scelgo la
seconda. Per quanto della rivoluzione francese esistano due letture:
quella giacobina, che la colloca all’origine delle tentazioni
dirigistiche e autoritarie di sinistra, e quella che conduce alla
partecipazione, al pluralismo, al federalismo; a uno Stato laico ma non
laicista, che non vieta i crocefissi nè il chador.

Per questo
è bene che nel video ci sia Darwin: scienza e fede devono essere
autonome ma non contrapposte. La fede alimenta la passione e la
curiosità  della conoscenza”. Nel video però c’è anche una
citazione di Robespierre: “La moderazione sta al moderatismo come la
castità  all’impotenza”.

E c’è il volto di Voltaire. “Ma
è il Voltaire del Candide  dice Parisi -. E’ l’esigenza di
verità , il coraggio di chiamare le cose con il loro nome, di
guardare al reale con occhi chiari, netti, insomma candidi.

I
democratici debbono muovere dal popolo  per non cadere nel
populismo; si pongono dal punto di vista dell’uomo qualunque, per
evitare l’approdo qualunquista. Quanto a Robespierre, so bene che non
ha mica solo detto cose sbagliate.

La parola moderato per
fortuna non è  più un’offesa: un conto è moderare, un altro
moderarsi. Martinazzoli parlava saggiamente di senso del limite”. E’
questo il punto del ragionamento di Parisi:

“Nel nuovo partito
nessuno dovrà rinunciare a nulla di quanto gli appartiene. Per questo,
più che partito democratico, mi piacerebbe chiamarlo “partito dei
democratici”: storie diverse, che non si elidono ma si mescolano.

Qualche
anno fa Fassino mi disse: nelle nostre sezioni abbiamo Gramsci e
Berlinguer, in quelle della DC c’erano De Gasperi e Moro. Quali
ritratti porteremo nelle sezioni di questo tuo partito democratico? Gli
ho risposto: tutti i padri costituenti”.

Ma non tutti la
pensavano allo stesso modo. “Certo. Come i padri risorgimentali. Però
noi siamo abituati a pensarli insieme, Vittorio Emanuele II e Cattaneo,
Cavour e Garibaldi. Per la Costituzione è lo stesso. In passato ci
eravamo soffermati sui suoi limiti. Questi anni ci hanno insegnato a
considerarla un testo sacro”.

A parte Brandt, nessun
socialdemocratico. “Ma sono scelte dettate dal sentimento più che dalla
razionalità . Icone. Segni. Detto questo, non c’è dubbio che la
socialdemocrazia sia stata pensata in una società  che non esiste
più, segnata dalla lotta di classe.

A me pare che i diessini
esprimano il loro essere socialdemocratici in un solo momento: quando
ai congressi cantano l’Internazionale; che consente loro di sentirsi
sempre gli stessi. Come della chiesa anglicana si diceva fosse il
partito conservatore riunito in preghiera, così dei socialdemocratici
italiani si può dire siano il popolo che fu comunista quando canta
l’Internazionale”.

“C’è Locke e non c’è Hobbes per lo stesso
motivo per cui c’è Agostino e non Giansenio  spiega Filippo
Andreatta, cui si deve il catalogo -. Sino alla fine dell’800, la
sinistra si distingue dalla destra per la concezione ottimistica
dell’uomo ottimistica.

Poi i settant’anni tra l’Ottobre e il
crollo del Muro hanno sconvolto questa dialettica e spinto verso destra
la cultura liberale, che ora può tornare a sinistra. Così i democratici
italiani possono rifarsi a un radicale francese come Clemenceau; oppure
al pensiero anglosassone che al marxismo è rimasto impermeabile, da
Paine a Cobden, da Keynes a Galbraith.

La politica del XXI
secolo assomiglierà  più a quella dell’800 che a quella del ‘900″.
“Però il pensiero marxista non va buttato in blocco  riprende
Parisi -. Non deve finire come in quella scena del film “Le invasioni
barbariche”, dove il mercante d’arte scende nei sotterranei della
cattedrale di Montreal ingombri di madonne e cuori di Gesù, segni della
pietà  preconciliare accantonati come superati.

Il
Gramsci che ho in mente è il Gramsci intero, non solo per qualche suo
scritto; altrimenti i suoi libri, amputati del resto, apparirebbero a
noi come alla mente del Gramsci incarcerato apparivano i figli lontani:
angioletti con le ali ma privi di corpo”.

Molti antenati
vengono dal Terzo Mondo. “Giusto: la storia europea diventa prima
euroatlantica, poi globale” dice Parisi. Nella galleria ci sono il
ragazzo di Tienanmen, indicato come “democratico sconosciuto”, il Nobel
per l’economia Amartya Sen, Aung San Suu Ky.

“Tra i cristiani
avrei messo per primo San Paolo, l’uomo della scelta per il meticciato:
da setta ebraica a religione universale”. Scorrono le immagini di altri
ebrei: Enrico Fermi, Isaiah  Berlin, Karl Popper, Golda Meir, “una
delle nostre sorelle maggiori”.

Le donne: Simone Weil,
Geraldine Ferraro mancata vicepresidente Usa, Florence Nightingale; la
femminista Betty Friedan, la suffragetta Emmeline Pankhurst. Quando
poi, dopo una citazione di Goethe  “comandare è facile governare è
difficile” – e il volto di Desmond Tutu, il video termina con le
immagini di Prodi e Parisi, il professore sardo arrossisce imbarazzato.