4 Febbraio 2019

PARISI:” CONGRESSO PD: FINO AD ORA UN CONGRESSO RETICENTE”
Intervista di Mara Montanari, Adnkronos

Testo dell’intervista rilasciata a Mara Montanari di ADNKRONOS lunedì 4 febbraio 2019

Se dovesse usare un aggettivo per definire il congresso Pd quale sceglierebbe?

Fino ad ora, reticente. Almeno in questa prima fase riservata al dibattito tra gli iscritti all’interno dei circoli, quella peraltro maggiormente associabile a quelli che furono un tempo i congressi di partito. Più che tra linee diverse e tra soluzioni da dare ai problemi presenti, una scelta tra persone: tutte rispettabili ma definite dal passato personale, quello remoto e più spesso quello recente, piuttosto che dal futuro proposto al partito. Mi auguro che quello che non è accaduto finora possa ancora accadere, e che la grigia e rituale convenzione di ieri rappresenti la chiusura della prima fase più che l’annuncio della seconda.

Quindi al momento non ha una preferenza per qualcuno dei candidati? Ma alle primarie pensa che comunque voterà?

Diciamo che l’unica cosa sicura è che andrò a votare e inviterò il maggior numero di persone a recarsi ai seggi. In un passaggio nel quale siamo finiti privati delle procedure democratiche come ancora accade per la maggior parte delle formazioni del centrodestra, a cominciare da Forza Italia, o alla mercé di oscuri algoritmi alimentati dalla partecipazione di invisibili minoranze, come capita tra i 5S, la democrazia del Partito Democratico, deve essere difesa e rivitalizzata come patrimonio della Democrazia di tutto il Paese.

La democrazia del Pd come un patrimonio ma il Pd sembra molto in affanno e distante dal ‘popolo’. Pensa sia il caso di rifondarlo?

Riavvolgere il nastro è una illusione. La rifondazione un mito. Dovremmo prima metterci d’accordo sul come e il perché di una fondazione che per troppi è ancora oggi nient’altro che un cambiamento di nome dentro una lunga storia. Non finiremmo mai. Tanto vale applicarci con realismo pazienza e generosità all’oggi pensando al domani attenti a non sprecare nessuno dei giorni presenti.

Ha allora ragione Calenda con il suo listone?

Basta capirsi evitando di prendersi in giro. Almeno su una scadenza così vicina e una scelta così importante come quella imposta dalle prossime elezioni europee, mi farebbe piacere sentire ognuno dei tre candidati pronunciarsi con parole chiare e forti. Non è proprio quello che è accaduto nella convenzione di ieri. Limitarsi a definire la proposta di Calenda come un utile contributo non è sufficiente. Chi voterà il 3 marzo ha diritto di sapere cosa ne sarà del suo voto, almeno su una scelta come quella europea associata nientedimeno che alle elezioni del 1948, una scelta che dovrà essere dichiarata a immediato ridosso del voto. In un tempo ordinario anche questa scelta potrebbe essere affidata agli organi ordinari. Ma, a congresso aperto, mi sembra inconcepibile sottrarre dall’ordine del giorno una decisione così importante. È l’iniziativa di Calenda una proposta che allude alla apertura di una nuova fase come fu appunto nel 2004 la scelta di “Unirsi nell’Ulivo” pensando alle elezioni nazionali che ormai bussavano alle porte? O è invece pensata per l’Europa e soltanto per l’Europa? E in questo caso come coniugarla con la decisione ormai alle nostre spalle di rafforzare la legittimazione della scelta della guida della Commissione da parte del parlamento vincolando quindi i parlamentari eletti nella lista al sostegno del candidato socialista che il Pd si è già impegnato a sostenere? Grazie al suo perfetto italiano, alla convenzione PD, Frans Timmermans, presentato e salutato come candidato Pse e quindi Pd alla Presidenza della Commissione è stato chiarissimo. La sua candidatura è alternativa a quella Ppe che non solo lui ma altri ritiene sempre più vicina all’estrema destra, dentro una dinamica, certo ancora incipiente, che anche in Europa viene intravista e incoraggiata in vista della affermazione di un bipolarismo europeo. Qual è al proposito la posizione di ognuno dei tre candidati alla Segreteria?