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3 Novembre 2010

PARISI: A BOLOGNA OCCORRONO PRIMARIE VERE ALTRIMENTI MEGLIO NON FARNE

Autore: Silvia Bignami
Fonte: Repubblica
Anche Prodi indica la via delle primarie come
prioritaria. In campo ci sono almeno due candidati di partito, l’ex
segretario Pd Andrea De Maria e l’ex assessore Virginio Merola. Non
pensa che primarie veramente aperte con due candidati di partito possano
dividere il Pd in una guerra tra bande interna, come fu nel ’99?
Se le primarie sono vere, dividono per definizione.
Esattamente come le elezioni finali. Dire poi aperte, non significa solo
che ad essere possono partecipare tutti i cittadini di centrosinistra,
ma innanzitutto che e’ aperto il risultato, cioe’ non predeterminato. Di
conseguenza le primarie aperte sono difficilmente compatibili con
l’esistenza di un candidato ufficiale del Pd, e, aggiungo, anche di un
unico candidato di provenienza pd. Se si teme che il Pd si divida, o che
esca un candidato diverso da quello auspicato e’ meglio non farne
nulla. Ma se confidiamo che la citta’ nonostante le elezioni resti
unita, perche’ mai un partito che si chiama democratico dovrebbe avere
paura di essere dilaniato dalla democrazia?
 
Al contrario, una
candidatura unitaria, all’inizio si è pensato al vicepresidente della
Provincia Giacomo Venturi, non potrebbe essere vista come l’ennesimo
tentativo, da parte dei vertici Pd, di “falsare” le primarie? Essere il
candidato “del gruppo dirigente”, come fu Flavio Delbono, funziona
ancora o non è piuttosto uno “svantaggio” per un candidato?
Indire le primarie e operare nel contempo perche’ esca
vincente dalla consultazione il candidato atteso, e’ sicuramente un
imbroglio. Mi consenta di ripetermi. O il gruppo dirigente crede nelle
primarie perche’ pensa veramente che sessantamila occhi vedano meglio
delle solite poche decine, o e’ meglio, che prendano coraggio e si
assumano la responsabilita’ di decidere da soli. Si chiudano, come
dicono alcuni, in una stanza ben chiusa ed escano fuori con un nome. La
cosa di gran lunga peggiore e’ che si cerchi di far passare una
decisione di pochi come decisione di tutti. La cosa migliore, fare
semplicemente quello che abbiamo dato ad intendere di voler fare.
Lasciare ai cittadini la scelta, e considerare come nostra la loro
scelta. Quale che essa sia.
L’unica carta civica
disponibile sembra essere quella del preside di Agraria Andrea Segrè.
Come vede questa candidatura? Il docente sembra però disponibile a
correre solo se sarà appoggiato dal Pd: le sembra una richiesta
ragionevole, o dovrebbe invece misurarsi anche con gli altri candidati
“di partito”?
Non mi chieda giudizi su nessun candidato fino a
quando non ho sentito da lui la sua proposta, ne’ di anticipare scelte
senza aver prima potuto confrontare tutte le proposte in campo. Se c’e’
qualcuno che ha qualche idea per il futuro della nostra citta’ ed e’
disponibile a realizzarla, alzi la mano con serenita’ e ci chieda se
condividiamo la sua proposta. Esattamente come si era iniziato a fare
con Cevenini, Frascaroli e Zacchiroli. Se invece per poter avanzare la
proposta si vuole conoscere prima la risposta, dobbiamo riconoscere che
nel nostro stare assieme c’e’ qualcosa che non va. E’ su questo che
dovremmo cominciare ad interrogarci.
 
Maurizio Cevenini aveva
una enorme popolarità personale che lasciava ben sperare in un buon
livello di partecipazione alle primarie. Come si evita ora il rischio
flop con candidati “di apparato” o comunque poco conosciuti?
La molla principale per la partecipazione e’ di norma
la convinzione che il proprio voto fa la differenza, che possa far
pendere cioe’ la bilancia dalla parte che si preferisce. Se i candidati
trasmettono la convinzione di voler fare sul serio, stia tranquilla,
faranno sul serio anche i cittadini. Da questo punto di vista e’ bene
che tutti quelli che hanno idee e disponibilita’ da offrire siano
incoraggiati a partecipare. Se qualcuno ha paura che questo possa
portare ad una frammentazione del voto che non favorisce
l’individuazione di un candidato fortemente voluto, si potrebbe pensare o
ad una sequenza di primarie attraverso i quartieri come in America
attraverso gli Stati, come ha proposto l’Istituto DeGasperi, oppure ad
un secondo turno tra i due candidati migliori.
Quale pensa che sarebbe il profilo del
candidato “giusto” per Bologna? Ci sono disponibilità che lei si
sentirebbe di appoggiare tra quelle in campo, o tra quelli che per ora
sono rimasti a guardare?
La cosa piu’ importante e’ che sappia che si sta
candidando a sindaco, non candidando a candidato. Abbia impazienza di
iniziare a lavorare per vedere realizzate le sue idee, piu’ che della
festa per la vittoria in Piazza Maggiore. A differenza che nel calcio il
fischio che sancisce la vittoria la sera delle elezioni, e’ in politica
il fischio di inizio. Guai se il mio candidato considerasse con terrore
il momento nel quale si trovera’ per la prima volta solo nel suo studio
di sindaco a chiedersi “e ora?”.
Lei sarebbe disponibile a candidarsi a Bologna?
No.
Se lo fossi stato avrei alzato la mano da tempo. Il sindaco e’ certo il
mestiere piu’ bello del mondo. Fare il sindaco di Bologna un mestiere
bellissimo. Ma non e’ una vocazione che si possa improvvisare. E’ un
impegno al quale bisogna essersi preparati a lungo.