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5 Settembre 2006

M.O.: impegno a peacekeeping in dna Repubblica Italiana

Fonte: Adnkronos

Roma – La missione in Libano corrisponde al ”Dna della Repubblica, l’impegno al peacekeeping”.

Lo ha detto il ministro della Difesa, Arturo Parisi, nel corso di un incontro con la Stampa estera a Roma. Il ministro ha ricordato le parole usate il 18 agosto in Parlamento, quando aveva definito la missione ”lunga, impegnativa, costosa e rischiosa”. Ma ”l’aggettivo ‘vero’ per il quale si richiedeva l’assenso” alla partecipazione italiana era: ”Missione doverosa, e percio’ giusta”, ha sottolineato.      

Durante il suo intervento alla Stampa estera, Parisi ha sottolineato che la durata della missione non si puo’ definire a priori, perche’ dipendera’ dalla realizzazione degli obiettivi, e comunque ”non si misura ne’ in giorni, ne’ in settimane, ne’ in mesi”. Il ministro della Difesa ha anche annunciato che l’esercito libanese ha effettuato sequestri di armi di Hezbollah. ”Una notizia che ci conforta”, ha detto assicurando che su questa strada ”sosterremo il governo” di Beirut.
     
Parisi ha spiegato che il governo si rifa’ al ”mandato imperativo” dell’articolo 11 della Costituzione. ”La Repubblica ripudia la guerra, ma si impegna attivamente per la pace, limitando la propria sovranita’ a favore delle organizzazioni internazionali”. ”L’Italia ha dato il proprio assenso non a una missione italiana, ma a una missione Onu, al quale noi abbiamo affidato il nostro contributo. La missione -ha precisato Parisi- corrisponde al Dna della Repubblica, l’impegno al peacekeeping”.

E ha poi respinto seccamente l’accusa di una ricerca esasperata di protagonismo nella crisi mediorientale. ”Nessuna ricerca di primato da parte dell’Italia, ma solo responsabilita’ e affidabilita’. In una parola, corresponsabilita’, condivisione, che e’ l’opposto del protagonismo”.

Parlando poi del carattere della missione, il ministro ha spiegato che ”e’ militare” solo perche’ ”il primo impegno e’ quello di assicurare una cornice di sicurezza, che e’ la condizione per la convivenza”, ma l’azione del nostro paese e’ ”di carattere politico-diplomatico”. E la scelta di partire e’ stata possibile, ha riconosciuto Parisi, con il consenso di ”gran parte del Parlamento”. Spiegando i compiti del contingente italiano, in particolare di fronte a Hezbollah, Parisi ha detto che i soldati dovranno ”bloccare ogni azione che comportasse un rafforzamento o un riarmo” della milizie.      

La missione internazionale ”deve sostenere il Libano perche’ eserciti in modo monopolistico il controllo della forza legittiima”, ha sottolineato. Quindi, ”sostegno allo Stato libanese, non sostituzione”. Citando una informativa su un sequestro di armi di Hezbollah effettuato dall’esercito libanese, Parisi ha ribadito che ”opereremo d’accordo, sollecitando e sostenendo la linea d’azione del governo libanese”. Dei cinque sequestri effettuati, Parisi ha commentato: ”Una notizia che ci conforta”.

Ma il compito di interposizione affidato ai caschi blu prevede un uguale trattamento anche verso eventuali violazioni da parte di Israele. ”Rispetteremo la risoluzione che parla di intervento che contrasti ogni azione ostile, da qualsiasi parte esso provenga, quindi anche da parte israeliana”, ha assicurato il ministro della Difesa. Parisi ha anche affrontato il capitolo operativo in senso stretto, ricordando che la nave Garibaldi restera’ in zona ”per tutto il primo periodo della missione”.

Nei primi due mesi, ha spiegato, il contingente di terra sara’ di circa 1.000 unita’, supportato da una presenza navale con altri 1.500 militari. Nel secondo periodo, invece, l’impegno prevalente sara’ a terra. ”Scarponi sul terreno”, ha chiosato.       Per quanto invece riguarda la costituzione della cellula di comando al Palazzo di vetro dell’Onu a New York, fortemente voluta dall’Italia, Parisi ha detto che ”e’ questione di giorni”. ”Continueremo a chiederlo finche’ non lo otterremo, a prescindere dal fatto se il comando sara’ affidato all’Italia”.

Sulla lunghezza della missione, Parisi ha detto che ”non si misura ne’ in giorni, ne’ in settimane, ne’ in mesi”. ”Il punto di arrivo e’ la stabilizzazione delle condizioni di pace tra le parti, la difesa dello Stato di Israele e l’affermazione della statualita’ libanese”. Questo e’ il fine della missione: ”Mi auguro -ha auspicato il ministro- che presto si possa individuare insieme al suo fine, anche la sua fine”.