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31 Ottobre 2005

Israele: aderisco ma non partecipo

Non abbiamo atteso l’aggressione di Mahmud Ahmadnejad con l’invito “a
cancellare dalle carte geografiche lo Stato di Israele” per rappresentare la
nostra ferma convinzione del diritto di Israele ad esistere vivere e prosperare
entro i confini internazionalmente riconosciuti.

Gli ebrei e gli israeliani ci
hanno visto e ci vedranno schierati senza esitazione al loro fianco ogni qual
volta la loro esistenza sarà messa a rischio. Lo abbiamo fatto in pubblico in
Italia ogni qual volta se ne è data l’occasione aderendo a manifestazioni senza
guardare alla collocazione politica dei promotori a cominciare da una precedente
iniziativa promossa in passato dal Foglio in difesa di Israele.

Lo abbiamo
rappresentato allo stesso Ahmadinejad ancora sindaco di Teheran nello scorso
febbraio in occasione di un visita parlamentare in Iran.

Lo abbiamo fatto riconoscendo il coraggio dello stesso Sharon.
Aderisco perciò senza alcuna esitazione anche alla manifestazione promossa
per giovedì prossimo di nuovo dal Foglio per protestare contro l’aggressiva
minaccia del governo iraniano e manifestare così solidarietà al popolo di
Israele.
Mi sia invece consentito di dissentire radicalmente dallo spirito che guida
gli organizzatori della iniziativa che vedo riassunto nell’appassionato e
provocatorio editoriale che con la solita sfrontata sincerità ci propone oggi
Giuliano Ferrara sul Foglio.
Pur rinnovando la mia contrapposizione al governo iraniano, non
parteciperò perciò alla manifestazione perchè prima che il diritto penso di
avere il dovere di rappresentare il mio essere senza alcuna incertezza contro
Ahmadinejad in difesa di Israele e allo stesso tempo non sentirmi arruolato
dagli organizzatori della manifestazione nel fronte di Bush e della Fallaci.
Se dietro le decisioni possono stare spesso in politica motivazioni diverse
e contrastanti, è bene che le parole e i segni dicano quello e solo quello che
vogliono dire.

La chiarezza di Ferrara merita una risposta egualmente chiara.

L’ho fatto rifiutandomi di partecipare a marcie nelle quali vedevo confuse
le ragioni della testimonianza con quelle della responsabilità, l’ho rifatto
ogni qual volta sentivo nei cortei confuse le voci della pace con quelle della
violenza, lo rifarò questa volta perchè non accetto che il mio netto No ad
Ahmadinejad sia trasformato in un Si a Bush e alla Fallaci che non posso
condividere.