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7 Dicembre 2010

GOVERNO: PARISI, IL 14 BERLUSCONI A CONTA PUBBLICA, SAPREMO VERI VOTI (2)

Fonte: Adnkronos

‘Quello che era meno prevedibile -spiega Parisi- e’ che tra i suoi avversari, anche quelli che si proclamano accesi sostenitori della centralita’ del Parlamento, abbiano puntato ad una crisi extraparlamentare promuovendo sommosse e alimentando scontri dappertutto, sui giornali, in feste, raduni, all’infuori che in Parlamento. E’ solo con grandissima fatica e dopo troppe insistenze -sottolinea- che i parlamentaristi si sono decisi a chiedere esplicitamente un voto del Parlamento. Lo dico pensando ai parlamentaristi del Pd che si sono decisi a questo passo solo dopo molti mesi dall’apertura reale della crisi. Lo dico pensando ai parlamentaristi di centro che si sono accodati a questa evenienza solo alla vigilia del voto’.

‘La realta’ -osserva l’ex ministro- e’ che quelli che si proclamano parlamentaristi rivendicando lealta’ alla Costituzione e continuita’ con la tradizione della prima repubblica, piu’ che parlamentaristi sono partitisti. Per loro il Parlamento, esattamente come per Berlusconi, non e’ il luogo della rappresentanza dei cittadini, ma, al massimo, il luogo della rappresentazione di decisioni prese altrove da partiti e fazioni.A quanti in questi giorni parlano con troppa leggerezza di tradimenti -sottolinea- va ricordato che il tradimento piu’ grave e’ quello consumato verso gli elettori, nel nascondersi alla loro vista per nascondersi al loro giudizio, e alleggerirsi del dovere di dar conto del motivo che sta dietro il cambiamento di posizioni’.

‘Nel 1998 come nel 2008 -denuncia Parisi- i partitisti hanno dato ad intendere di non capire perche’ mai avessimo deciso di sottoporci in Parlamento a conte che si annunciavano con un esito altamente rischioso se non sicuramente negativo. Ritenevano che la sola probabilita’ di un esito negativo e, prima ancora, il solo fatto che un capopartito aveva deciso di ritirare il sostegno al governo, avrebbe dovuto spingere il presidente del Consiglio a rassegnare le dimissioni al capo dello Stato. E questo -conclude- senza neppure verificare quanti e quali dei parlamentari del partito condividessero o avrebbero seguito le decisioni del capopartito’.