30 gennaio 2018

ELEZIONI:PARISI, A BOLOGNA CON CASINI IL PD RISCHIA
Adnkronos

ELEZIONI: PARISI, A BOLOGNA CON CASINI IL PD RISCHIA = Roma, 30 gen. (Adnkronos) – Le liste? La conseguenza di una legge elettorale che affida ai vertici di partito «un potere eccessivo». Come il Porcellum. Anzi peggio, perché il Rosatellum non dà governabilità.
È «una legge elettorale che rispetto alla mia idea di democrazia considero patologica», dice l’ulivista Arturo Parisi all’Adnkronos. E tra «dolorose esclusioni» e «incomprensibili inserimenti» nelle liste, il professore vede il rischio di un risultato modesto per il centrosinistra diviso: «Il rischio è che Pd e Mdp, la componente di LeU che ha lasciato il Pd, finiscano per prendere, separati, meno voti di quelli che prendevano quando erano uniti». E favorire così gli avversari. Anche dove il centrosinistra sarebbe favorito.
A Bologna per esempio, città di adozione di Parisi. Alla candidatura di Casini con la coalizione del Pd, gli elettori dem bolognesi stanno reagendo «in larga parte male…», riferisce. «Non credo che alla fine il totale sarà a favore di Errani», in campo per LeU, «ma non vorrei che alla somma di Casini mancassero troppi voti, sufficienti a favorire altri».

Al di là delle polemiche sulle liste, per Parisi il «male» sta a monte, nelle regole del gioco: il Rosatellum è «un male che sta producendo a sua volta altro male, nel Pd come in tutti gli altri partiti senza eccezione alcuna. Una legge elettorale pensata per mettere nelle mani dei vertici di partito un potere eccessivo. Più o meno come accadeva col Porcellum». «Ma a differenza del Porcellum -sottolinea – incapace, se non addirittura pensata, per impedire che dal voto venga fuori una maggioranza di governo».
La scelta di candidare Casini a Bologna come è stata presa in città? «In larga parte male. Anche se solo una parte arriverà a negare il proprio sostegno al partito pur di non fare transitare il proprio voto a favore della elezione di quello che, più di ogni altro, è stato l’orgoglioso avversario della stessa idea di centrosinistra più ancora che della stessa sinistra». «Non credo tuttavia che alla fine il totale sarà a favore di Errani. Ma non vorrei che alla somma di Casini mancassero troppi voti, sufficienti a favorire altri». E il 5 marzo, che fare per ‘salvare’ quel che resta del centrosinistra? «Lavorare per ritrovarsi sulla scelta fondamentale che è al centro del passaggio storico che abbiamo di fronte. La accettazione della sfida della globalizzazione attraverso la scelta per l’Europa. Ma questo -avverte Parisi- sarà possibile solo se su questo tema la distanza non si sarà ulteriormente allargata durante i giorni che ci separano dal 4 marzo».