30 gennaio 2018

ELEZIONI 2018: ARTURO PARISI:”IL PD? UN PARTITO PRESIDENZIALE”
Intervista di Marco Antonellis

Arturo Parisi, come giudica gli ultimi eventi del Pd, in particolare per quanto riguarda la formazione delle liste elettorali e la gestione del partito da parte di Matteo Renzi? La pensa come Enrico Letta?

Di certo non posso anche io che dolermi, e in qualche caso molto, ripeto molto, di numerose esclusioni, e interrogarmi su incomprensibili inclusioni. Ma non certo sorprendermi. Di fronte a quel che è accaduto nel Pd così come negli altri principali partiti, senza eccezione alcuna. Come dimenticare che lo spettacolo delle nomine del quale oggi tutti si lamentano, con particolare intensità soprattutto difronte alla esclusione dei propri, è figlio del copione inscritto nella legge elettorale introdotta a colpi di voti di fiducia alla immediata vigilia del voto? Si potrebbe dire semplicemente che l’hanno detto e lo hanno fatto. Ed io l’avevo detto e lo ripeto. Così come siamo già pronti ad un risultato che non produce una maggioranza di governo perché è la legge che lo prevede, come meravigliarsi di fronte al fatto che i parlamentari sono nominati da chi comanda nei partiti se è la legge che prevede che a nominarli siano appunto i partiti? Se lo ricorda quando tre mesi fa in occasione del decennale del Pd mi dissi a lutto? Era appunto per il Rosatellum appena approvato ma soprattutto per il boato con il quale il Pd – il mio partito! – aveva salutato alla Camera la sua approvazione. Purtroppo gran parte delle mie lacrime le ho già consumate. Per la sconfitta della mia idea di democrazia. Partiti alla ricerca di una democrazia che consentisse alla generalità dei cittadini di scegliere anche il governo oltre che i propri rappresentanti, stiamo finendo in una che li priva della scelta di entrambi.

Voterà convintamente Pd alle prossime elezioni?
Sì. Nonostante tutto quello che le ho detto, sì. Se il voto fosse un giudizio come sarebbe ancora un rinvio a settembre per un esame di riparazione. Ma come in ogni elezione il voto che ci attende è soprattutto una scelta. Una scelta tra le alternative concretamente in campo. E, se le guardo una ad una, le altre mi appaiono tutte peggiori: chi per i limiti del soggetto, chi per il progetto che propone al Paese, e chi per tutti e due gli aspetti.

Sta veramente nascendo, come molti sostengono, il Partito di Renzi?
Nel caso è già nato. Ma la formula è troppo spesso utilizzata più come un mezzo di polemica che come uno strumento di analisi. A mio parere se è vero che il Pd non corrisponde più al partito della tradizione esso è tuttavia nel contempo ancora lontano da quello che viene chiamato il partito personale. Diciamo che sotto la segreteria di Renzi si è accentuata significativamente la presidenzializzazione del partito.

Che ne pensa di LeU e della leadership di Pietro Grasso?
Cosa possa essere LeU ce lo potrà dire soltanto il voto. Per ora resta solo una lista che unisce l’esito di una secessione dal Pd con una componente che del Pd non ha mai fatto parte. In che cosa consista invece la funzione di Grasso a definirla meglio è stato Bersani: né un capo, né un leader, “un riferimento culturale”.