19 Novembre 2004
A margine del convegno dello Sdi su Nenni
Sono oggi qua con i Socialisti Democratici a ricordare il Nenni che giustamente essi ricordano e celebrano come loro ma che sanno essere un riferimento obbligato per tutti i riformisti sia quando il ricordo torna ai molti giorni delle scelte giuste sia quando ritorna sui giorni delle scelte sbagliate. Non sono certo qua per sciogliere presunti equivoci ingenerati da alcune malintese iniziative di questi giorni a proposito dei rapporti che esistono all’interno dell’Ulivo e della Alleanza dei democratici tra i riformatori che militano nella Margherita e i Socialisti democratici perchè tutti conoscono lo spessore e la storia dei legami che ci uniscono non solo sul piano della ispirazione ma anche sul piano della azione. Tutti conoscono la battaglia appassionata da noi condotta all’origine di quella che è stata poi la Margherita perchè ad essa potessero partecipare non solo a titolo personale militanti di provenienza socialista ma lo stesso Partito dei socialisti democratici in quanto tale: una battaglia incompresa anche a causa della freddezza e della ostilità di quanti in questi giorni hanno rivendicato al nostro interno il carattere nuovo laico plurale e aperto del partito della Margherita. Tutti conoscono il confronto che, nonostante questo mancato incontro, con i Socialisti Democratici Italiani ha continuato a svolgersi nel corso di questi anni sul piano culturale e politico sul passato e sul presente del riformismo italiano: un confronto che sia che assumesse a riferimento la lezione di Turati o quella di Lombardi si è svolto sempre in modo trasparente, rigoroso, e rispettoso delle ragioni di tutti, delle ragioni ideali di tutti. Questo confronto ha costruito lungo tutto il decennio dell’Ulivo un cammino comune. E’ partendo da questo cammino comune che non posso non registrare con dolore e un qualche sconcerto l’attacco di Enrico Boselli che vorrebbe individuare nella Margherita il partito che maggiormente resiste e frena il progetto di Prodi: un progetto che si propone di costruire in Italia una forza politica riformista, ma che insieme abbiamo riconosciuto non corrispondere ad un nuovo partito socialdemodratico. Allo stesso tempo, come ho avuto occasione di dire, non riesco ad immaginare che la costruzione della Federazione dell’Ulivo possa essere affidata a formule aritmetiche e non invece allo sviluppo di uno spirito unitario che guidi l’incontro tra le diverse forze a partire da una valutazione comune e direi fraterna circa l’opportunità di presentarsi agli elettori in modo unitario o attraverso liste distinte. Capisco che non si possa immaginare di presentarsi nello stesso turno elettorale guidati nelle diverse regioni da uno spirito diverso, ma vorrei anche che non si confondesse l’unitarietà con l’unità. Faccio perciò affidamento che le incomprensioni determinate da alcuni recenti episodi non facciano velo alla capacità di ricercare assieme le modalità per riprendere assieme il cammino che ci attende.