15 Gennaio 2006

Uniti alle elezioni per dare un punto di riferimento al Paese

Autore: Romano Prodi
Fonte: www.romanoprodi.it

Care amiche e cari amici,

non sono venuto per fare discorsi generali. Ho letto a fondo la relazione del vostro segretario Luciana Sbarbati. È mia intenzione ascoltare chi ha sostenuto l’Ulivo fin dal 1995. Prendete l’elenco di tutte le battaglie comuni e capirete il nostro rapporto. Ho sempre sostenuto che sia necessario mettere insieme tutti i riformismi che sono stati divisi finora. Dobbiamo fare un’operazione di unificazione. Questi riformismi non si esauriscono in quello cristiano e in quello socialista ma anche nel grande riformismo laico di cui voi siete una rappresentanza costante.

Voi siete un movimento nuovo e voglio ribadire ciò che diceva la relazione base del vostro congresso cioè che la diversità è il valore fondante dell’unità. Questo per me è la base su cui ho cercato, cerco e cercherò di fondare il futuro Partito Democratico.

Non c’è infatti possibilità di avere un grande movimento riformista che rappresenti soltanto una o due culture. Abbiamo impastato insieme le nostre diversità cosicché ciascuno entri in questo partito con la propria forza.

Io voglio assolutamente che questo Ulivo plurale aperto a tutte le forze riformiste sia quello che vincerà le elezioni del 2006. Perché l’Ulivo non è un cartello esclusivo.

Ho sentito i vostri interventi in cui si invocava un laicismo serio, pluralista, aperto, e spesso questi richiami facevano poi riferimento alle parole del Presidente Carlo Azeglio Ciampi. Ciò mi ha fatto molto piacere. Anch’io avevo pensato a quest’incrocio e mi fa piacere non doverlo ribadire.

Il presidente della Repubblica ci ha dato in questi anni una linea di grande coerenza sul pluralismo, sulla convivenza di diverse fazioni, diverse ideologie, sulla tolleranza. Su questa via dobbiamo costruire una forza unica, riferimento della coalizione. Se vogliamo cambiare l’Italia, anche in presenza di questa nuova legge elettorale che premia la separazione e il frazionismo, il nostro compito è ancora più difficile. Abbiamo dunque sempre più bisogno di una grande forza riformista che sia punto di orientamento di tutti i riformisti italiani. Proprio perché c’è questa nuova legge elettorale dobbiamo andare alle elezioni uniti e dire agli italiani che finalmente c’è un punto di riferimento nel paese.

Questa mattina è stata pubblicata sul quotidiano “La Repubblica” una mia lettera aperta agli elettori delle primarie in cui dicevo che bisogna dare vita ad un Ulivo in grado di dare risposta alla domanda che ci viene dalla società. Ci chiedono infatti di dare corpo ad un soggetto politico unitario, forte delle tradizioni politiche di ciascuna delle sue componenti, aperto alla partecipazione di tante donne e uomini che vogliono esserci. Milioni di italiani ci chiedono di rispondere adesso. Di procedere subito e ovunque alla costruzione del partito Democratico sotto le insegne dell’Ulivo.

Aggiungo, purtroppo, che lo spirito delle primarie sembra sia stato rapidamente dimenticato. Qualcuno mi chiede ironicamente se siano state fatte 20 anni fa…

Queste domande faticano a trovare le giuste risposte, ma se 4 milioni di italiani sono andati spontaneamente a votare pagando, è stato per dare un segno di unità e di diversità. Tutto ciò è stato fatto per dire ai partiti e alla società civile di formare un nuovo impasto per una nuova Italia.

Alle primarie dobbiamo rimanere fedeli durante la campagna elettorale, nella formazione del governo e nella politica da attuare nel governo.

Oggi comincia una lunga e difficile campagna elettorale con l’obiettivo di battere una destra che ha causato danni incalcolabili all’Italia sul versante del benessere economico, dell’equità sociale e dell’etica pubblica.

Noi dobbiamo dare all’Italia un governo all’altezza dell’enorme potenzialità che il nostro paese possiede.

È stato citato anche il problema della dignità e della credibilità perdute. Non avete idea di quanto ci costino nel mondo. Non siamo più un punto di riferimento per gli altri. E dobbiamo ricostruirla noi la nostra dignità.

Il significato delle primarie è questo: io ho avuto il mandato di vincere, con la forza dei partiti e della società civile, e a questo mandato voglio far fronte con coerenza e fino in fondo. Mi fa piacere dirlo a voi che siete sempre stati coerenti: io sarò il garante del processo unitario di cui tutti abbiamo bisogno. Con le primarie ho lanciato un messaggio di aggregazione che si è voluto demolire con la nuova legge elettorale. Il messaggio però resta e diventa ogni giorno più forte e necessario.

Sempre oggi è apparsa su “La Repubblica” una riflessione del Professor Ilvo Diamanti sulla situazione politica in cui si trova l’Ulivo. Vi invito a meditarla perché entra anche nel congresso di oggi. Diamanti, prima delle primarie, aveva detto che mi trovavo allora in una condizione da amministratore di condominio più che il gestore di una politica forte politica. Dopo le primarie ha cambiato parere. Ha detto che, improvvisamente, gli strumenti e le armi ci sono e che si possono usare. Io dico che non c’è il diritto di usarli c’è il dovere di usarli. Sento il dovere morale di usare il potere che mi è stato dato dalle primarie. Diamanti dice che dobbiamo stare attenti a dare un messaggio di unità. Non possiamo dare, secondo lui, il messaggio di un‘intesa provvisoria e tattica perché questo messaggio risulterà perdente. Io le elezioni non le voglio perdere.

Non sarò il leader di una stretta coalizione di partiti. Io devo essere l’amalgama tra i partiti e la società civile perché è di quest’amalgama che il paese ha oggi bisogno. Questo è il messaggio che dobbiamo lanciare in questa campagna elettorale altrimenti, come dice Diamanti, è meglio che ognuno corra con la propria bandiera. O si corre con una bandiera unitaria o è meglio che ognuno vada con la propria bandiera.

Lo dobbiamo fare perché il paese si trova in una delle condizioni più tristi, isolate e umilianti della sua storia dal dopoguerra ad oggi. Quindi dobbiamo fare un governo forte per riprendere il nostro ruolo in Europa per la ripresa economica e per la centralità della scuola. Queste sono le nostre gerarchie.

In questi giorni s’è fatta tanta polemica. Ieri sera mi sono molto divertito. Ogni volta che aprivo il Televideo vedevo che qualche esponente della Casa delle Libertà si chiedeva dov’è Prodi? Io ero a casa. Ero a casa con i miei collaboratori a lavorare sul programma. Sulle politiche familiari, di cui c’è un grande bisogno, vista la povertà crescente e viste le grandi difficoltà ad avere un reddito familiare con cui si possa vivere, con cui si possa far studiare i figli, con cui si possano anche avere figli. È un problema drammatico per il nostro paese. Parlavamo anche un po’ del problema della riforma previdenziale per vedere di aggiustare un po’ i problemi italiani. Mi è stato chiesto di commentare le polemiche. Poi ho voluto aspettare la conferenza stampa del Presidente del Consiglio alle 18. Ma non ho saputo cosa commentare. Poi ho capito la spiegazione. Come spesso succede sono gli umoristi a dare la spiegazioni più giuste e più immediate. Questa mattina ho letto la vignetta di un giornale in cui c’èra questa frase riferita al premier: «Non aveva niente da dire ma ci teneva molto a dirlo».

Allora è inutile che io faccia delle analisi. I grandi umoristi le sanno fare meglio.

Mi è venuto in mente anche che è dalla scorsa estate che non vedo Bernheim: è bene che lo vada a trovare. D’altronde è giusto che io incontri, come ho fatto nel passato, i grandi imprenditori europei per capire, secondo loro, cosa si può e si deve fare. Ringrazio per il suggerimento cercherò di trovare spazio nell’agenda.

Come vedete siamo all’inizio di una campagna elettorale che, dai suoi prodromi, appare durissima, con un controllo e uno stravolgimento dei media che non ha precedenti nella nostra storia e con una tecnica progressiva per cui ci si adatta a tutto. Le stesse cose che mesi fa causavano proteste violente ora sono viste come quasi naturali. Non possiamo continuare così, non possiamo essere assuefatti all’ingiustizia e alla decadenza. Dobbiamo prepararci ad una campagna elettorale ferma ma serena e tranquilla. Non farò insulti né attacchi personali ma dobbiamo dare alla gente il senso di un cambiamento radicale.

Se vincerò le elezioni ci sarà un governo che farà cambiamenti radicali. Sul rilancio dell’economia, sulla centralità della scuola (temi su cui si costruisce il nuovo paese) il nuovo governo dovrà essere inflessibile. È stato toccato qui anche il tema dell’esenzione fiscale. Sapete che con i soldi non pagati dalle persone che hanno goduto delle esenzioni fiscali di questo governo si faceva una mezza legge finanziaria?

Quando si parla di migliaia di euro di plusvalenze sono discorsi grossi, siamo alle grandi scelte del paese. Un paese che dev’essere riorientato nella distribuzione del reddito, nella giustizia fiscale, nell’indirizzo delle risorse. Ma oggi non voglio andare analiticamente nel programma infatti sono qui ospite per testimoniare l’identità con voi Repubblicani, la vicinanza, il desiderio di andare insieme verso il rinnovamento del paese. Teniamo presente però che noi siamo qui a far politica perché il paese sia più rispettato, più giusto: sono parole semplici ed elementari ma che dovranno essere, sempre, la nostra bandiera!

Grazie