3 giugno 2013

ELEZIONE DIRETTA DEL PRESIDENTE: CARO PARISI, NON MI PARE IL MOMENTO. Gad Lerner, Gadlerner.it

Per una volta devo esprimere una perplessità al mio amico Arturo Parisi, persona integerrima e colpevolmente emarginata da un Pd che ha rinnegato la sua vocazione originaria. L’appello in favore dell’elezione diretta del presidente della Repubblica che ha sottoscritto con Barbera, Panebianco e Segni (suscitando la gelosia di Giovanni Sartori) a me pare come minimo sbagliato nei tempi. Il semipresidenzialismo alla francese davvero potrebbe essere applicato oggi in Italia senza gli irrinunciabili contrappesi democratici (pensiamo solo al conflitto d’interessi)? Così come le primarie non hanno risolto da sole la mancata applicazione dell’articolo 49 della Costituzione, ossia l’obbligo per il partito di rispettare le deliberazioni assunte, i vincoli di statuto, e soprattutto la sovranità del cittadino elettore, altrettanto dubito che la deriva oligarchica che Parisi è stato fra i primi a denunciare possa essere frenata oggi dall’elezione diretta del Capo dello Stato. Rischiamo che accada esattamente l’opposto, di questi tempi grami in cui la grande coalizione dei perdenti pare divenire l’unico orizzonte della politica di palazzo. So che Romano Prodi si è dichiarato anch’egli favorevole a una riforma sempresidenzialista. Credo che sia Romano sia Arturo dovrebbero spiegarci meglio il loro punto di vista. Ammetteranno che il contesto non aiuta…