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1 Marzo 2007

Rutelli: ora l’agenda delle riforme così metteremo in crisi la destra

Autore: Gianluca Luzi
Fonte: La Repubblica

Roma – Presidente Rutelli, la maggioranza ce l’ha fatta ma resta molto esigua, al Senato. E il centrodestra vi sfida a contare sulla maggioranza politica senza l’aiuto dei senatori a vita.
«Abbiamo una maggioranza stretta ma è la maggioranza attribuita dagli elettori». 

E adesso c’è il soccorso di Follini. Il centrodestra grida al tradimento.
«Quando il senatore De Gregorio ha fatto il salto della quaglia per incamerare la presidenza della commissione Difesa con i voti del centrodestra il primo giorno della legislatura è stato uno scandalo, mentre non ha nulla di scandaloso il tormentato e disinteressato, anzi per lui costoso, percorso compiuto da Marco Follini 노래방 노래 다운로드. Ricordiamoci piuttosto che nel ’94 l’avventura di Berlusconi cominciò con una campagna acquisti perché non disponeva della maggioranza al Senato». 

Non le sembra che oltre a un problema di numeri ci sia anche un problema politico nella maggioranza di centrosinistra?

«E’ evidente che i problemi non sono stati numerici, ma politici ed è per questo che Prodi ha fatto molto bene a mettere in evidenza tutte le difficoltà».

Come pensate di andare avanti con la sinistra radicale e i dissidenti eletti in quelle liste?
«In questi dodici anni di maggioritario il collante che ha tenuto insieme il centrosinistra è stato l’antiberlusconismo me. Dobbiamo invece dimostrare che governiamo su una proposta al Paese e ci prendiamo le nostre responsabilità. L’Italia è l’unico paese europeo dove la sinistra massimalista è al governo. A questo punto ha un’occasione storica per dimostrare che non è interessata a testimoniare ogni giorno le sue differenze e il suo disagio, ma che è interessata al governo, cioè alle soluzioni». 

Ma il presidente della Camera Bertinotti anche l’altro giorno ha ricordato ai suoi elettori che la bussola non è solo il governo ma i movimenti.
«Chi governa deve guidare: interpretare la società e ascoltarne attese, tensioni, problemi. Ma il compito della politica è il governo, è il cambiamento, non è la rappresentanza Infinite Challenge. Se uno si candida per andare in Parlamento allo scopo di piantare le proprie bandierine, si esclude dalla funzione fondamentale che è quella della sintesi nell’interesse generale».

Intanto i sondaggi continuano a scendere. Come lo spiega?
«Scendiamo nei sondaggi perché la gente legge che c’è qualcuno che richiama l’odio di classe, qualcun altro che dice: i brigatisti sono infiltrati dalle istituzioni; oppure: andiamocene via dall’Afghanistan anche se c’è l’Onu; e c’è chi critica persino il presidente Napolitano sulle foibe. Insomma tutti sanno che in Italia noi abbiamo una sinistra-sinistra che può arrivare al 10, 13, per cento dei voti e ne siamo alleati leali. Ma se l’equilibrio dell’immagine offerta alla gente pende troppo a sinistra, il 50 per cento che abbiamo preso nel voto dell’aprile scorso fatalmente si restringe 워드 템플릿 다운로드. C’è una sola maggioranza politica in questa legislatura. Quella scelta dagli elettori. Quindi è evidente, come ha detto Napolitano, che l’unica subordinata potrebbe portare a una nuova legge elettorale, non certamente ad una nuova maggioranza politica».

Serve una nuova Bicamerale?
 «Conta poco la formula, il meccanismo, conta tutto la scelta. Pietro Scoppola mi ha detto: al Senato Prodi ha fatto un discorso quasi da governo delle istituzioni. Ed è giusto, ha raccolto immediatamente questo messaggio di Napolitano e ha dato la disponibilità senza veti per confrontarci tutti per una nuova legge elettorale che permetta certezza nella rappresentanza e certezza al governo» 지니 팩 다운로드.

Un governo istituzionale per fare da levatrice alla legge elettorale e poi andare a votare?
«No. Questo è un governo politico perché è la sola maggioranza politica possibile in questa legislatura, e che però si prende anche il compito di pilotare un approdo istituzionale che non può che essere a larga maggioranza».

Per questo Prodi non ha attaccato come in passato il centrodestra sulla politica economica? 
«Il primo obiettivo economico è intercettare la crescita. Noi abbiamo un
Italia che torna a crescere al 2% dopo cinque anni in cui è cresciuta lo 0,3% di media, quindi in un anno solo siamo cresciuti più che nell?intera legislatura Berlusconi 구글어스 한국어 다운로드. E
merito intero di Prodi? Certamente no, però il nostro governo ha tre grandi meriti: il primo è quello del ritrovato equilibrio dei conti (deficit sotto il 3%, ritorno all’avanzo primario); il secondo è la disciplina fiscale, dopo gli anni dei condoni e dello sfascio della politica delle entrate e della credibilità dello Stato; il terzo sono le liberalizzazioni con un fortissimo impulso per i diritti del cittadino consumatore e un’economia più aperta, un mercato più libero e concorrenziale. Su questi tre assi, secondo me noi abbiamo un dovere cruciale, non perdere la ripresa internazionale che è in corso. Abbiamo il dovere di usare la brezza della ripresa perché diventi un vento sostenuto, e la priorità delle priorità è lìeconomia. Poi dobbiamo realizzare le priorità che abbiamo messo in campo: le infrastrutture, una politica estera coerente, la famiglia. E la cultura che è stata messa al primo posto tra i temi del “dodecalogo” e da ministro voglio dire che già in questo 2007 dobbiamo dare dei messaggi fortissimi: domani insediamo il Consiglio superiore dei Beni culturali dove intendo lanciare una battaglia perché lìItalia non conosca una nuova fase di manomissione del paesaggio, del territorio, con edificazioni scriteriate che si vanno moltiplicando» Getty Images.

L’attenzione alle famiglie, a partire da una Ici «scontata» per le famiglie numerose, è una ricerca di dialogo con il Vaticano dopo lo strappo sui Dico? «La famiglia è fondamentale. Non possiamo più essere un paese nel quale chi fa più figli è gravemente danneggiato e diventa più povero. Non chiediamo alle persone di guardare il loro certificato di matrimonio civile o religioso, dobbiamo incentivarle ad avere più figli. Se la natalità rimane così bassa l’Italia avrà un quadro dell’economia insostenibile e in pochi decenni non potremo pagare le pensioni ai nostri figli e nipoti 스파이더맨 파프롬홈 다운로드. Quello della natalità è un tema di interesse strategico nazionale non un fatto di principi astratti».

Anche se sono scomparsi dal dodecalogo i Dico sono in Parlamento. Avrete problemi al momento del voto?
«Il governo ha fatto il suo dovere: ha votato e ha approvato una riforma coerente con il programma. Certo, è difficile sostenere che si tratti di una priorità assoluta sia per l’economia sia per la società italiana. Ma ora tocca al Parlamento».

Lei è stato accusato di far parte di un «partito Ruini». Cosa risponde?
«La laicità è fondamento dell’azione pubblica 김전일 다운로드. Noi abbiamo la responsabilità di rappresentare sensibilità plurali proprie della società italiana. Quindi dobbiamo rigettare il minoritarismo. Sia un laicismo esasperato ed integralistico che pretende di comprimere l’esistenza di quel grande fatto popolare che in Italia è la religione cattolica, sia i rischi di un ritorno di forme di clericalismo del tutto estranee alla tradizione repubblicana e alla maturità della società italiana».

Il Partito democratico entra nella sua fase cruciale: fra due mesi i congressi di Ds e Margherita. Un governo così fragile mette in pericolo il progetto? 
«In realtà le vicende delle ultime settimane non solo confermano ma rafforzano l’ esigenza del Partito democratico e ci inducono ad accelerarne la formazione 하나뿐인 내편 다운로드. Sono convinto che all’indomani dei congressi accelereremo in modo spettacolare la costituzione del partito democratico».

Dialogando con l’Udc di Casini?
«Casini ha detto che ci sono ormai quattro linee nella Cdl, tocca a noi farle emergere. Noi ci occupiamo troppo dei problemi di casa nostra, e trascuriamo quanto grandi sono i problemi nel centrodestra. Credo che su questo dobbiamo lavorare, per recuperare consensi che abbiamo perso soprattutto nelle aree centrali dell’elettorato. E dobbiamo lavorare sul piano politico: tocca a noi imporre l’agenda delle riforme. E’ governando compatti, con le riforme, che accresciamo i consensi e li mettiamo in difficoltà».

In Francia il duello Segò-Sarko entra nel vivo. Ma lei guarda con simpatia a Bayrou. Un’indicazione per l?Europa? Una nuova famiglia per il Partito democratico?
«Il successo di Bayrou che oggi sta crescendo ogni giorno nei sondaggi fino ad avvicinare nelle intenzioni di voto il 20% con un programma sociale e liberale dimostra la verità di quanto noi abbiamo detto in questi anni: occorre far nascere un centrosinistra europeo, allargarci a nuove forze. Bisogna creare una nuova alleanza riformista che abbia un rapporto fondamentale con il Pse ma che non può limitarsi al Pse, che nella migliore delle ipotesi si ferma sotto un terzo dei consensi. Bayrou costruisce il nuovo: ha rotto con il Ppe di Berlusconi, si è alleato con la Margherita e Prodi, ha detto che se venisse eletto presidente potrebbe scegliere un premier socialista».