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22 Marzo 2006

Rutelli: “Nessuna emergenza clericale l´invito dei vescovi non sposta voti”

Autore: Silvia Bernasconi
Fonte: la Repubblica

«Un invito dei vescovi non sposta i convincimenti delle persone». Con decisione il leader della Margherita Francesco Rutelli, ai microfoni di RepubblicaRadioTv, il giorno dopo l´intervento del presidente della Cei Camillo Ruini, nega l´esistenza di «un´emergenza clericale in Italia».

«La Conferenza episcopale ha sempre detto la sua sulle questioni sociali, sulla guerra, sulle questioni della famiglia e della vita. Non ha fatto scandalo nei lunghi anni in cui c´era un solo partito cattolico. Da quando non c´è più la Dc ed esiste un pluralismo reale di orientamenti politici, è chiaro che i pronunciamenti dei vescovi italiani diventano più intriganti per chi vuole fare delle polemiche. Io non li ho mai letti politicamente. Si interferisce con la politica? No, si interloquisce con la vita pubblica».

Perciò secondo lei è sbagliato dire sia che questo intervento rischia di dividere il centrosinistra sia che va a vantaggio del centrodestra?
«Direi senz´altro di sì, questa è una dichiarazione di neutralità. Chiunque frequenti una parrocchia o un´associazione cattolica sa bene che ci sono posizioni politiche diverse e che un invito dei vescovi fatto negli ultimi giorni di campagna elettorale non è in grado di spostare convincimenti radicati. Non vedo in Italia quello che alcuni definiscono un´emergenza clericale. C´è una salda cultura laica che vale per i credenti e per i non credenti».

Non ritiene che le parole del cardinale Ruini siano più prudenti rispetto al 2001? C´è un tono diverso, forse la prospettiva di riaprire anche con una parte della vostra coalizione un dialogo?
«Penso sia saggia questa prudenza, credo che vada sottolineata, come hanno fatto peraltro Prodi e Fassino, e che permetta di affrontare l´ultima parte della campagna elettorale senza rischio di strumentalizzazioni. Se dicessi che considero quella dichiarazione una specie di indiretto endorsement del centrosinistra contraddirei quello che ho detto. Non lo penso e francamente non gradirei che ci fosse una dichiarazione delle autorità religiose a favore dell´uno o dell´altro polo. Credo che un atteggiamento di equidistanza sia l´unico modo per consentire a tutti di esercitare le proprie convinzioni senza alcuna ingerenza e con responsabilità».

Veniamo alle polemiche tra il presidente del Consiglio e Confindustria. Quando Berlusconi si rivolge a quella che definisce “la vera base confindustriale” c´è un fondo di verità? Esiste un´effettiva spaccatura tra gli imprenditori?
«Cinque anni fa Confindustria votava in maggioranza assoluta per il centrodestra e attorno al 20 per cento per il centrosinistra. Cosa è cambiato in questi cinque anni? Si è ridotto il sostegno per la Cdl, che resta prevalente ma attorno al 40 per cento, ed è cresciuto, fino al 29 per cento, quello al centrosinistra. Credo che questo spostamento significativo derivi anche dalla delusione verso Berlusconi. E lui si rende conto che Confindustria volta le spalle ai risultati del suo governo. Ma, aggiungo, occorre preservare l´autonomia di tutte le parti sociali. Il fiancheggiamento è controproducente come dimostra la brutta pagina dello scontro sull´articolo 18».

C´è il rischio che il centrosinistra, una volta al governo, resti imbrigliato nella ricerca del consenso di Confindustria e sindacato?
«Ma questa è la linea di Ciampi. Cosa sta dicendo da sette anni il presidente della Repubblica? L´Italia si riporta avanti con una forte collaborazione tra tutte le parti. Qual è la responsabilità del governo? Fare la sintesi e governare, decidere cioè dopo avere costruito il massimo di collaborazione possibile. Guardiamo il caso dell´alta velocità. Noi faremo la Tav, in Piemonte e dove sarà necessario, la faremo il più possibile con una intesa con i cittadini e le amministrazioni locali».

Sarà possibile dopo il voto riprendere un dialogo tra maggioranza e opposizione partendo già dalla scelta di chi presiederà le Camere e chi andrà al Quirinale?
«I presidenti delle Camere saranno certamente espressione delle maggioranza e, se vinceremo noi, saranno esponenti del centrosinistra. Tanto più con una legge elettorale disgraziata come quella voluta dalla Cdl, avremo bisogno che chi guida le Camere lo faccia nel rispetto di una neutralità istituzionale ma in collaborazione con il governo. Il capo dello Stato va rieletto sulla base del metodo Ciampi, ovvero proposto da chi vince le elezioni ma ricercando l´accordo anche con la minoranza, perché il presidente della Repubblica è un elemento di garanzia per tutti».

In questa prospettiva si inserisce anche il partito democratico?
«Ci credo, ci lavoriamo, ne sono profondamente convinto. Subito dopo le elezioni vogliamo accelerare questa prospettiva nel cuore dello schieramento di centrosinistra, garanzia per Prodi di stabilità e forza progettuale. Quello che ci mancò dieci anni fa».

Se andrete al governo introdurrete una volta per tutte il conflitto di interessi ?
«Faremo una legge sul conflitto di interessi seria, europea, giusta, che chiarisca che chi vuole fare politica non può avere diretti interessi economici, come oggi avviene in Italia. E´ stato un errore da parte dei precedenti governi, anche quelli dell´Ulivo, non vararla. Ci impegniamo perché la si approvi nella prima parte della legislatura».

Ogni partito ha il suo rappresentante nel Cda della Rai e di riflesso ciascuno guarda il suo orticello. Non è il caso di rivedere anche la legge sulla nomina dei vertici di viale Mazzini?
«Sono favorevolissimo alla riduzione del numero dei consiglieri di amministrazione della Rai e ad una scelta fatta in base alle sensibilità culturali e non alla lottizzazione partitica. Però bisogna cambiare rotta radicalmente se vogliamo far sì che la Rai funzioni e svolga meglio il servizio pubblico cui è chiamata. Nel sistema televisivo ci vuole più concorrenza, se vogliamo più pluralismo».