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18 Luglio 2005

Margherita al 14%: ecco la sfida di Rutelli

E’ la soglia indicata da molti esponenti dei centristi, che sperano di raccogliere i frutti della strategia movimentista del loro leader
Fonte: La Stampa

Francesco Rutelli nemmeno aspetta la fine della domanda. Anzi: praticamente
la
scaccia via con un gesto della mano. Sono le sette della sera e il sole
rimbalza ancora impietoso sui tendoni bianchi della festa della
Margherita, nel cuore di Roma. «Non dico niente, non ci ho nemmeno mai
pensato…». Poi, a giustificare l’evidente, piccola bugia, aggiunge:
«Nemmeno a tre ore dal voto potrei fare una previsione e risponderle tcga 데이터 다운로드.
Non sappiamo ancora neppure chi sarà il nostro competitore…». Ma
nessuno aveva chiesto a Rutelli una previsione. E nemmeno chi sarà,
alla fine, il competitore di Romano Prodi. Il quesito, in fondo, era
assai più semplice: dopo tutto quanto combinato – i convegni di
Frascati e la competition con i Ds, il siluramento della lista unitaria
e il braccio di ferro sulla missione italiana in Iraq – insomma, al
capolinea di questa strategia fatta di rotture, autonomia e
distinzioni, quale risultato elettorale si attende, Francesco Rutelli,
per dirsi soddisfatto di quanto incassato 고등래퍼3 노래 다운로드? «Tra il 14 e il 15 per cento
potrebbe andar bene», spiega Gerardo Bianco, ex segretario del Ppi. «Se
restiamo sotto il 15, non è una vittoria», sentenzia Clemente Mastella,
capo dell’Udeur che alle elezioni del 2006 si presenterà, con ogni
probabilità, federato alla Margherita, nella quota proporzionale.
Rutelli ha ragione: fare una
previsione elettorale da qui a dieci
mesi è lavoro da maghi. Ma diverso è domandarsi – e domandare – qual è
la soglia elettorale sotto la quale l’opera destrutturante del leader
della Margherita potrà esser considerata autolesionista e fallimentare Forced pdf files.
Alle passate elezioni politiche – insieme a Mastella e col nome di
Rutelli candidato-premier a far da traino – il risultato fu
lusinghiero: 14,5. E stavolta? Stavolta, se l’analisi che è alla base
della strategia “movimentista” del leader della Margherita è corretta,
il risultato potrebbe esser simile, se non superiore cctv 프로그램. Il punto di
partenza del ragionamento di Francesco Rutelli, infatti, è semplice: il
centrodestra è destinato al tracollo, e la Margherita è il partito che
può meglio intercettare i voti moderati in fuga dalla Casa delle
libertà. Sono
nati in fondo da qui il no alla lista unitaria e la
ripartenza (ora frenata) della competition e della distinzione dai Ds.
Insomma, Rutelli ha voglia di “pesarsi” e di contare in maniera
inequivoca i propri consensi 가톨릭 성경 mp3 다운로드. Dunque, è ovvia la domanda: a quanto
punta? «Ad un risultato a due cifre», risponde – prudentemente – Paolo
Gentiloni, stretto consigliere del leader della Margherita e suo
compagno di viaggio della prima ora. «Certo, con il 10,1%  sarebbe
difficile gridare al trionfo – spiega -. Ma io ricordo l’ultima
campagna elettorale dei liberali tedeschi che avevano come slogan:
“Obiettivo 18%” Oracle 10g Client 64-bit. Raccolsero il 7…». A parte il fatto che una
Margherita al 10% molto probabilmente significherebbe la sconfitta
elettorale dell’Unione nel 2006, è chiaro che aver mitragliato il
progetto  dell’Ulivo e della lista unitaria per raccogliere
quattro punti in meno rispetto alle elezioni (perse) del 2001
metterebbe Rutelli in una posizione assai delicata. Ed è questo, in
fondo, che fa delle ultime mosse dell’ex sindaco di Roma, secondo
alcuni,
una cosa che somiglia assai da vicino ad una scommessa youtube auto subtitles. Pericolosa, per
di più. La pensa così, per esempio, Pierluigi Castagnetti, capo dei
deputati della Margherita ed ultimo segretario del Ppi. «Non c’è dubbio
che se il prevedibile crollo del centrodestra ci sarà davvero, la
Margherita è realmente il partito che potrà incassarne i maggiori
benefici 맥 vlc 다운로드. Ma la domanda è: se lo smottamento non c’è? Se la conclusione
è, più o meno, sul filo di lana? Allora lì c’è un rischio evidente: che
i voti “ulivisti” che potremmo perdere a vantaggio di altri partiti
dell’Unione considerati più fedeli al progetto di Romano Prodi, non
verranno compensati da quelli che avrebbero dovuto provenire dal
centrodestra. Già di per sé – spiega Castagnetti – la prospettiva non è
esaltante… In più, alla fine di un tale processo, rischieremmo di
trovarci un partito dal profilo mutato: quasi inesistente al
Centro-Nord, dove è forte il voto di opinione, e ben radicato – invece
– al Sud» Eclipse Indigo. Insomma, una specie di Lega al contrario: che non era
precisamente il progetto originario di un partito che è stato fino ad
ora capace di mescolare bene assieme componenti laiche e cattoliche e
di riscuotere consensi importanti dal Sud (vedi Sicilia, Calabria e
Campania) fino al Nord (il caso Venezia parla chiaro). «Io credo –
sintetizza Stefano Menichini, neo-direttore di Europa – che chiudere il
ciclo di questi cinque anni con percentuali vicine a quelle del 2001,
possa essere considerato un successo Free log cabins.
Il partito, infatti, da allora
ad oggi si è strutturato sul territorio e potrà contare, pensando al
futuro, su consensi meno volatili. Sarebbe un risultato non da
poco…». Sarebbe. Ma l’”obiettivo 14%” non è precisamente dietro
l’angolo. Francesco Rutelli, ovviamente, lo sa benissimo: e infatti
moltiplica iniziative, impegno e proposte capaci di distinguerlo e
dargli – come si dice in gergo – visibilità all’interno dell’Unione.
Tutto ciò, inevitabilmente, determina incomprensioni e a volte
polemiche: con Prodi, con i partiti della cosiddetta sinistra radicale,
con gli stessi Ds di Piero Fassino. Se, alla fine, il tutto contribuirà
alla vittoria elettorale, nessuno ricorderà e ne sarà valsa comunque la
pena. In caso contrario… Beh, in caso contrario, i “regolamenti di
conti” andati in scena all’indomani della sconfitta del 2001, finiranno
per sembrare cose da
educande. E Rutelli, naturalmente, lo sa…