2222
5 Dicembre 2006

La scommessa centrista

Autore: Luigi Contu
Fonte: la Repubblica

La grande manifestazione di sabato contro la legge finanziaria ha dimostrato che Silvio Berlusconi resta il cuore dell´opposizione di centrodestra, in piena sintonia con il suo elettorato e con quella vasta area dei cittadini scontenti della manovra economica varata dal governo Prodi.
Ma quella piazza strabordante, gli slogan ed i discorsi pronunciati dal leader e dai suoi più fedeli alleati Fini e Bossi, non hanno risolto i gravi problemi politici che attanagliano la coalizione. Anzi, li hanno accentuati.
L´assenza di Pier Ferdinando Casini da quel palco e la manifestazione alternativa dei centristi a Palermo hanno mostrato al paese quanto ormai sia profonda la spaccatura che attraversa la Casa della libertà, e sancito definitivamente la nascita di un´altra opposizione.
Paradossalmente è Romano Prodi ad uscire rinfrancato dal week end che nelle intenzioni di molti esponenti del centrodestra avrebbe dovuto trasformarsi in una spallata al governo. Dopo mesi di polemiche dilanianti, errori e incertezze sulla manovra di bilancio, il presidente del Consiglio ha ora facile gioco a mostrare agli elettori le divisioni dell´altro schieramento e può chiedere in maniera più peruasiva agli alleati di serrare le fila in vista del passaggio della legge finanziaria al Senato.
Ma è nel campo del centrodestra che si gioca la partita più interessante. Ieri Casini ha lanciato l´offensiva più dura, rimandando al mittente con una alzata di spalle lo sbrigativo invito a tornare all´ovile rivoltogli all´indomani di piazza San Giovanni dal Cavaliere. Così ha fatto pervenire agli alleati una replica raggelante trasmessa in contemporanea da tutte le emittenti televisive : «La Cdl non ha più senso, i vertici se li facciano Berlusconi, Fini e Bossi».
Queste parole pesanti rendono ancor più esile il filo che lega ancora gli ex democristiani allo schieramento di centrodestra. Mai i centristi si erano spinti tanto in là, neanche quando sotto la guida di Follini avevano tentato di disarcionare il Cavaliere prima del voto. Qual è l´obiettivo di questo contrattacco? Casini lo va ripetendo da tempo ai suoi interlocutori: cambiare il centrodestra italiano, la sua natura, per affrancarlo dagli estremismi del Carroccio e dal populismo berlusconiano.
Costruire un´alternativa moderata allo schieramento di centrosinistra che produca prima la scomposizione e poi una ricomposizione dei poli attraverso un taglio delle ali che renda più agevole il compito di governare a chi, nella prossima legislatura, sarà uscito vittorioso dalle urne. Un centrodestra che preferisca una opposizione parlamentare costruttiva alla protesta della piazza, così come è accaduto nel voto che ha autorizzato l´invio dei nostri soldati in Libano: in quella occasione Berlusconi e Fini, partiti da posizioni oltranziste sono stati costretti a inseguire l´Udc.
Ma è evidente, per quanto Casini si sforzi di negarlo, che sullo sfondo resta la questione della leadership della coalizione. Casini sa bene che dopo la dimostrazione di forza di San Giovanni Berlusconi è insostituibile e che non ha alcuna intenzione di modificare l´alleanza di ferro con Bossi che gli ha consentito di governare per cinque anni . Così come è consapevole che Gianfranco Fini è appiattito sulla linea dell´ex premier. Non sarà facile per Casini tenere questa rotta: ormai ha tagliato i ponti con lo schema della Casa delle Libertà ma non ha la forza per imporre la sua politica.
Il peso elettorale dell´Udc è determinante per la vittoria del centrodestra ma la minaccia di una corsa solitaria alle elezioni sembra un´arma spuntata poiché provocherebbe una nuova vittoria dell´Unione. Da qui al voto, quindi, Casini è obbligato a scommettere con una buona dose di azzardo sul varo di una riforma elettorale in senso proporzionale che favorisca i suoi progetti e sul fallimento del partito democratico che gli aprirebbe nuovi spazi di dialogo e di possibile intese, anche elettorali, con gli ex democristiani dell´Unione oggi in sofferenza al fianco di Diliberto e Bertinotti. Due obiettivi difficili da perseguire, perché non basta volerli se non si hanno i numeri per conseguirli. E perché le sue intenzioni hanno già messo in allarme la maggioranza.
A suo favore può giocare la durata del governo Prodi: se il Professore dovesse durare a palazzo Chigi fino al termine della legislatura Casini avrebbe tempo per tessere la sua tela avvantaggiato dalla consapevolezza che non potrà essere Berlusconi il candidato premier del centrodestra nel 2010. La sua speranza è di ereditare gli elettori di Forza Italia, intercettare i delusi del partito democratico e presentarsi come il precursore di un nuovo centrodestra moderato.
La strategia di Berlusconi e Fini resta invece quella di costringere l´ex presidente dell´Udc a rientrare nei ranghi anche perché sanno che senza di lui è difficile immaginare un partito unico che si ispiri agli ideali del Ppe. Dopo il bagno di folla a piazza S.Giovanni Berlusconi può chiedersi se ne sia valsa la pena. Voleva un trionfo, forse ne ha tratto soltanto un danno.