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15 Settembre 2004

Kamikaze crimine contro l’umanità

Autore: Adriano Sofri
Fonte: la Repubblica

SU QUALCHE quotidiano dell´11 settembre si leggeva questa notizia: “Si toglie la vita una madre di Beslan”. Non c´era il nome della donna. C´era appena la circostanza: la madre di un bambino ucciso nel sequestro aveva riconosciuto il corpo del figlio, e subito dopo si è suicidata. Nient´altro Hero Legend3. Nemmeno il modo. Gli psichiatri moscoviti che hanno ospitato molti fra i sequestrati di Beslan superstiti e fra i loro parenti avvertono che le persone a rischio – “depressione reattiva”, la chiamano – sono centinaia. Si era parlato soprattutto del furore di vendetta di gente di Beslan e del resto d´Ossezia, contro i tradizionali nemici ingusci. Ma anche la vendetta ha bisogno di una ottusa vitalità skitch 다운로드. Si può non desiderare più niente morire, soltanto. Chissà quanti anni aveva la donna che si è uccisa, chissà quanti ne aveva il suo bambino, chissà se aveva solo quel figlio, o ne ha lasciati, pensiero più pietoso, altri. Non sappiamo niente di lei: forse ne sapremo, i giornalisti sono bravi a stanare i sopravvissuti e le storie che spezzano il cuore. Bravi davvero: come col bambino dalla camicia bianca e le mani giunte dietro la nuca, che sembrava già destinato alla commemorazione senza fine, e invece era salvo, e l´abbiamo visto parlare alle telecamere, e aveva di nuovo la faccia di un bambino che racconta un´avventura 달빛천사 다운로드. O forse la madre suicida resterà senza nome, senza storia, lei e la sua creatura, madre ignota di un bambino ignoto, una di tante, uno di tanti. Ora dirò forse una bestemmia, ma la lettura di quel titolo: “Si toglie la vita una madre di Beslan”, induce a un oscuro, involontario sollievo. È un gesto che riconosciamo, che ci permette di riconoscerci.


Non riusciamo più ormai a pensare la parola: suicidio, senza vedere il trattino che la lega all´altra, eccidio brother. Anche, e anzi ancora di più, quando si tratti di donne. C´era, nell´orrendo filmato dei sequestratori, quella donna dagli occhi giovani, coperta di nero e oscurata dall´ombra del vano di una porta, una pistola in mano. Faceva una grande impressione quella donna nera. Mi sono ricordato delle case cecene, degli uomini anziani seduti su poltrone o divani, degli uomini adulti accoccolati sul tappeto, e degli uomini giovani rispettosamente in piedi lungo le pareti source code pro 다운로드. Le donne entravano, leggere e silenziose come fantasmi, a posare il tè e i dolciumi, e scomparivano. A volte affioravano dal vano di una porta, per ascoltare e guardare senza esser viste, pronte a dissolversi di nuovo, come creature d´acqua. Me ne sono ricordato guardando la donna buia sprofondata nel vano della porta, neanche nell´impresa assassina ammessa al centro della scena, tenuto dall´automa mimetico che indicava platealmente col dito lo scarpone abbassato sul detonatore 영화 카센타 다운로드. Poi la donna nera, e la sua compagna – insieme, dice qualche ricostruzione, dopo aver litigato, dice qualche altra – si sono fatte esplodere, avendo trascinato per mano un gruppetto di bambini.
Una compassione non può rinnegare nemmeno le donne diventate suicide-assassine, per desiderio di vendetta o per vergogna e costrizione o per esaltazione ebbra Mobile Nintendo game download. Ma imperdonabile è, col loro gesto inumano, la profanazione del suicidio, la scelta più misteriosamente umana cui la nostra specie abbia imparato a fare ricorso. La madre di Beslan ha riportato se stessa e noi a questa umanità disperata ed esausta, strappandola alla contraffazione oscena di chi toglie vite per togliersi la vita spellchecker. Triste è il suicidio, raccapricciante il martirio assassino. Oggi ci sono persone, sulla terra, che guardano gli uomini e le donne “kamikaze” e immaginano di poter fare come loro. Ce ne sono altre che pensano alla madre di Beslan, e sentono di poter fare come lei. È questa, la lacerazione della civiltà. Nello stesso numero del giornale – l´11 settembre – una notizia breve dalla Germania diceva che il numero dei suicidi vi è ormai doppio di quello delle vittime degli incidenti stradali 리니지2 다운로드. Nel 2002, diceva, si sono tolte la vita 11.163 persone (8.106 uomini, 3.057 donne). Il suicidio è al secondo posto tra le cause di morte dei giovani tedeschi di età compresa fra i 15 e i 24 anni. Neanche una di quelle migliaia di persone è stata tentata di usare il proprio suicidio per fare strage di nemici. Non hanno pensato che, morti loro, tutto fosse permesso psn auto download. Non è successo, finora.
Il terrorismo degli shahid usurpa il rispetto che il suicidio si è guadagnato da millenni fra gli umani. Ogni suicidio è incomparabile con gli altri, lungo l´intera gamma della debolezza e del coraggio, della disperazione e della dimissione, della vergogna e del rancore, e tuttavia il suicidio è umano. Il suicidio-eccidio è disumano. Era una frontiera impensabile, è stata varcata. Per questo è giusto, benché sia poco, volere che gli attentati suicidi siano dichiarati crimini contro l´umanità.