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4 Febbraio 2005

Il sogno di Piero sull’Italia che verrà

Autore: Giampaolo Pansa
Fonte: la Repubblica

ANCHE Piero Fassino ha fatto un sogno. E dopo averlo raccontato al congresso nazionale della Quercia, alla fine si è pure commosso. Non sono certo che abbia pianto. Ma di sicuro ha provato un´emozione impossibile da nascondere. Lo scrutavo sul grande schermo alle spalle del podio. E più di una volta quel che scorgevo m´è sembrato irreale.
Scorgevo un leader politico che, da cronista, ho visto crescere, diventare adulto, salire uno dopo l´altro i gradini del potere, conquistare vittorie e subire sconfitte. Senza perdere mai una dote che, nel nostro sistema partitico, è sempre più rara. Quella di non rifiutare le sfide che la sorte ti propone. Anzi, di rilanciarle in modo onesto 재즈잭래빗2 다운로드. Puntando sempre al traguardo più grande. Con una forza da capitano coraggioso. E con il fervore di chi si è dato una missione esistenziale e farà di tutto per portarla a termine. Lo schermo mi rimandava un´immagine di Fassino che più fassinesca non avrebbe potuto essere. Sempre lungo lungo e di una magrezza quasi anoressica. Il volto segnato da profonde occhiaie, rivelatrici di una tensione sofferente. Un adolescente invecchiato senza perdere i tratti un po´ convulsi dell´età verde. Con una figura ascetica, esaltata da un look fuori moda. Sempre lo stesso vestito grigio scuro. La camicia di un bianco impiegatizio. La cravatta rossiccia con quel nodo scappino, a triangolo, che nessuno usa più.
A farla corta, Fassino mi è sembrato il volto più serio di un esordio congressuale che pareva avviarsi lungo un sentiero che, purtroppo, conoscevo bene 공식 네로 다운로드. La seduta che non inizia mai. La colonna sonora zeppa di motivi fatui. L´attesa fin troppo paziente dei delegati e del pubblico. E un´insegna polemica-speranzosa («Finisce l´illusione. Comincia l´Italia») che alludeva al berlusconismo ancora imperante e a una svolta imminente. Ma che ti faceva dire: va bene, ma, prima dell´Italia, speriamo che cominci a parlare il segretario della grande, grandissima Quercia.
Un altro motto prometteva: «Con Prodi per vincere di nuovo». Il seguito, non detto, lo s´intuiva senza difficoltà: vincere come nel 1996, ma senza gli agguati e i colpi di pugnale al leader dell´Ulivo. Mi domandavo: sarà possibile una rivincita priva di tranelli e di accoltellatori La gente del congresso mi è sembrata convinta di sì: certo che si poteva, che si potrà, forse riusciremo a farcela Kim Gil-joong. Questo ha dimostrato subito l´ovazione che ha accolto l´ingresso di Romano Prodi, applaudito quanto Fassino. Un Prodi rilassato, tranquillo, sorridente. Con l´aria di chi si sente in casa propria. Una casa dove nessuno cercherà di fregarti con un uso stravolto delle maledette primarie.
Per il resto, il reparto dei vip diessini sembrava quello di sempre. Il partito c´era. E, se non teniamo conto di molte rughe e tante chiome grigie o bianche, non appariva molto diverso da quello incontrato in altri congressi. Con l´aggiunta di qualche ospite che, per le cariche ricoperte, di solito si faceva vedere soltanto nelle convention democristiane. Così mi è apparso, per citarne uno, il presidente della Confindustria e della Fiat Highnet Recorder.
Un tempo, questo signore smilzo e dalla chioma libera e bella, non era amato dal vecchio Pci. Il grande vecchio della satira comunista, Mario Melloni, il Fortebraccio dell´ «Unità», lo straziava con battute al cianuro: «Arriva Umberto Agnelli scortato da Luca Cordero di Montezemolo, che non è un incrociatore». Ma adesso era lui a essere scortato dagli uomini di Fassino. Un´inversione delle parti anch´essa segno del mutare delle stagioni politiche. E delle sfide elettorali con risultati a sorpresa.
Poi, poco dopo le quattro del pomeriggio, è comparso Fassino. Accolto, come vuole il rito anche nell´era post-comunista, da una trionfale versione dell´Internazionale. Quindi sul congresso è piovuto l´inno italiano. Tutti in piedi. Anche i big della Quercia, naturalmente. Ma identici ai calciatori azzurri. Nel senso che nessuno cantava old version of the pod player. I maxi-schermi ci offrivano una compagine di signore e signori a bocca chiusa. Muto Fassino. Muto D´Alema. Muti tutti gli altri. Forse, fra le tante riforme previste da Piero il riformista, ce ne vorrà una minima, ma indispensabile per il buon nome della Quercia: l´assunzione di un maestro del coro, capace di far mandare a memoria da questi refrattari allievi di rango le parole del povero Mameli.
Dopo l´imbarazzante film muto, la speaker congressuale, Beatrice Magnolfi, ha proclamato l´elezione di Fassino a segretario del partito. Un evento già scontato nei risultati delle assemblee degli iscritti. E con un consenso molto superiore a quello del congresso di Pesaro. Alla sua mozione è andato il 79,10 per cento dei voti. Forse meno di quanti se ne aspettava Piero. Ma sempre un bottino ben più massiccio di quelli delle posizioni minori. Alla mozione di Fabio Mussi il 14,5 per cento. A Cesare Salvi il 3,98. E a Fulvia Bandoli il 2,36 원격 데스크톱 프로그램 다운로드.
Perché Fassino, sinora, ha vinto a mani basse Credo che le ragioni siano soprattutto due. La prima è che soltanto lui sembra capace di condurre la Quercia fuori dalle secche dell´opposizione. Battendo un governo e un blocco politico ritenuti pericolosi per il paese, quelli guidati da Silvio Berlusconi, l´illusionista che compare nel logo del congresso. La seconda è che dire Fassino significa dire anche Prodi. E il loro abbraccio sul palco ha fatto tremare d´emozione e di applausi tutto il vecchio Palasport.
Ma forse c´è un motivo in più. Ed è che Fassino era l´unico in grado di offrire al suo partito il sogno di un´Italia nuova, quella che, appunto, dovrebbe cominciare Don't go download. Troppe volte i leader della sinistra sono stati accusati di essere incapaci di far sognare i militanti e gli elettori. Piero ha provato a smentire il passato. E vedremo subito come. Ma prima di cimentarsi nell´impresa, il segretario della Quercia ha voluto mettere il dito dentro una piaga che affligge una parte non secondaria della Quercia e dei suoi alleati: il giudizio sulle elezioni in Iraq.
Bisogna ricordarcele, le parole di Fassino. Il popolo iracheno, ha detto, «è stato capace di respingere il ricatto dei terroristi». Poi ha aggiunto: «A chi scioccamente e irresponsabilmente ha definito Al Zarkawi e i suoi accoliti dei resistenti, replichiamo che i veri resistenti sono quegli otto milioni di donne e uomini iracheni che, votando, hanno detto no alla morte e sì alla vita». Con un altro applauso da rammentare, il congresso ha mostrato di fare proprio questo giudizio. Ma Fassino ha compiuto un passo in più.
Ha detto Piero: «Come tanti di voi, anch´io ho promosso manifestazioni contro la guerra e per la pace 독전 벨소리 다운로드. Ma ogni volta mi sono chiesto turbato perché Saddam Hussein fosse ancora lì. E che cosa avevamo fatto noi – noi europei, noi sinistra, noi riformisti, noi uomini di pace – per farlo cadere. Il nostro no a quella guerra, e a ogni guerra futura, sarà tanto più efficace e convincente se avremo una strategia per ottenere con gli strumenti della politica quello che altri pensano di perseguire solo con le armi».
Ed ecco una seconda pietra dentro lo stagno della sinistra regressista: «Proprio la guerra in Iraq dimostra che gli Stati Uniti da soli non ce la fanno a governare il pianeta. Ma nessuno può pensare di governarlo senza o contro gli Stati Uniti. L´Europa deve sentire la responsabilità di sottrarre l´America alla solitudine imperiale, per ripristinare tra le due sponde dell´Atlantico un comune agire dock 다운로드. Non serve un´Europa vassalla degli Stati Uniti. Ma non servirebbe davvero un protagonismo europeo in chiave anti-americana».
Tutto bene, dunque Non tanto. Fassino è stato poco convincente, perché troppo sognatore, nel raccontarci l´Italia che dovrebbe cominciare. Un paese quasi scandinavo. In grado di risolvere, grazie a un riformismo adatto ai tempi, i suoi problemi di welfare, di lavoro non precario, di fisco equo con tutti, di istruzione diffusa, di rispetto per le speranze dei giovani. Ottimo traguardo, presentato quasi come un programma di governo. Da realizzare con la famosa Federazione dell´Ulivo.
Ma tutti sappiamo che la Fed è ancora lontana dal nascere. E che il quadro della grande, o larga, Alleanza non è per niente chiaro. Anzi, a molti sembra un insieme babelico e gonfio di contrasti velenosi, non soltanto a proposito del voto in Iraq 레지던트 이블 6 다운로드. Come dimostra la vertenza grottesca sulle primarie, con Fausto Bertinotti che pretende di gareggiare contro Prodi.
Qui Fassino mi è sembrato silenzioso o reticente. Ma, in questo modo, anche i sogni più degni non hanno gambe. Il fervido Piero dovrà essere molto, molto più schietto. Soltanto così la sua vittoria nel congresso non sarà un inutile trofeo di percentuali e di parole.