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9 Marzo 2006

Enzo Biagi: “Boicottare un giornale è prefascismo”

Autore: Carlo Brambilla
Fonte: la Repubblica
«Ma di cosa si scandalizza chi attacca l´editoriale di Paolo
Mieli? Autorevolezza non vuol mica dire silenzio. La stampa ha questa funzione:
non solo raccontare i fatti, ma anche giudicarli 무림학교 다운로드. Hanno mai visto i giornali
stranieri? Perché non provano a dare un´occhiata? C´è chi ha fatto cadere
presidenti degli Stati Uniti d´America…» qmail. Enzo Biagi, maestro di giornalismo,
sorride del grande polverone politico sollevato da un articolo di giornale. E
annuncia, senza giri di parole, di essere più che d´accordo con la linea
politica del direttore del Corriere della Sera: «Ha fatto benissimo 한비로 메신저 다운로드. Da vecchio
giornalista sono lieto di condividere con lui questa responsabilità».
C´è già chi parla di boicottaggio del Corriere della Sera Samsung ssd driver. «Smettiamo di
leggerlo, così imparano», si legge sul sito web di Forza Italia.
«Questo è un atteggiamento tipicamente fascista dext 다운로드. “Chi non è con noi è
contro di noi. E quelli che sono contro di noi devono stare zitti”. Torniamo
indietro di 50 anni».

È giusto che un giornale appoggi in modo esplicito una parte
politica twitter images in bulk?
«In questo caso è giusto un appoggio esplicito al centrosinistra, perché
non stiamo vivendo una situazione normale. La nostra è una situazione del tutto
particolare Bottom latest download. Non si è mai visto un caso come quello italiano. Un signore che ha
a sua disposizione sei reti televisive, tre sue e tre pubbliche, da sempre in
mano al governo 팟 플레이어 무료 다운로드. Un signore padrone di giornali, di periodici, della più grande
casa editrice italiana».
Una posizione che può spostare voti decisivi alle prossime elezioni 영화 아바타 다운로드.
«Certo. O riconosciamo che il mestiere che facciamo ha un´influenza
sull´opinione pubblica o è meglio che smettiamo di scrivere e chiudiamo» cutepdf 다운로드.
Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia, mette in dubbio che
la proprietà del Corriere della Sera condivida l´editoriale del suo
direttore.
«Certo tutti i giornali hanno un padrone. Succede anche al New York Times.
La proprietà può naturalmente dire se un direttore gli va bene o non gli va
bene. Ma non può dire “devi fare questo articolo di fondo”. Molto poi dipende da
quello che i giornalisti sono disposti a scrivere».
Qualcuno crede possa essere più autorevole un giornale che non dice come la
pensa.
«Ma che giornale faremmo? E´ giusto dire perché si sta da una parte. Si
prende posizione anche quando si sta zitti. Anche la neutralità ha un suo peso.
L´importante è spiegare perché si pensa sia più giusta una posizione piuttosto
che un´altra. Il lettore può condividere o non condividere. La misura del
consenso è data dalle tirature».
Tante prese di posizione contro il modo di governare di Silvio Berlusconi
annunciano, secondo lei, una sua probabile sconfitta alle elezioni?
«Io credo che ci siamo trovati di fronte, negli ultimi anni, a un fenomeno
che definirei “l´ora del dilettante”. Un signore che si è buttato in politica
perché altrimenti andava a finire a carte 48. Un uomo che deve alla politica
moltissimo. Forse uno degli italiani che le devono di più. Ha avuto l´istinto e
l´intelligenza di prendere quella ciambella di salvataggio e mettersela attorno
alla vita. Secondo me l´ora del dilettante è alla fine. Dicono gli americani:
una volta si può anche riuscire a ingannare il pubblico. Ma non tutti per
sempre».