2222
26 Giugno 2007

Con la testa alle urne

Autore: Federico Geremicca
Fonte: La Stampa

E’ probabile che, nonostante l’esigua
maggioranza al Senato, il referendum elettorale all’orizzonte e le
fibrillazioni nella coalizione, il voto anticipato non sia dietro l’angolo.E’ un
fatto, però, che nell’ultima decina di giorni l’Unione ha risistemato alcune
cose in maniera tale che se si dovesse invece precipitare verso uno showdown
elettorale assai anticipato rispetto alla scadenza prevista, ecco, a
quell’appuntamento il centrosinistra ora potrebbe arrivarci con qualche
cartuccia in più.

C’è anche questo, a ben vedere, dietro le scelte definite
ieri dal governo in materia di politica economica: dopo i tagli, i sacrifici
e le decisioni impopolari dei primi dodici mesi, arriva il tempo
dell’aumento delle pensioni minime, della riduzione delle tasse (l’impegno
sull’Ici) e di una politica – insomma – più di investimento che di
risanamento. E’ un cambio di rotta non da poco: che sommato alla scelta di
giocare sin da subito la carta-Veltroni (oggi candidato alla guida del Pd,
domani a quella del governo) trasmette agli osservatori la sensazione che il
centrosinistra riorganizzi linea e squadra come se le elezioni potessero
davvero essere più vicine di quel che oggi si possa immaginare.E’ possibile
si tratti semplicemente della risultante oggettiva di decisioni non più
rinviabili, e che hanno logiche e obiettivi del tutto distinti e autonomi l’una
dall’altra.

Ed è proprio in questa chiave, naturalmente, che Romano Prodi e
Tommaso Padoa-Schioppa ieri hanno motivato e illustrato ai leader della
maggioranza la nuova linea in materia di economia: persino sorprendendo
ministri e capigruppo della sinistra radicale, arrivati alla lunga serie di
riunioni di ieri con la pistola – come si dice – carica e in mano. Tps in
particolare si è subito scansato dalla possibile linea del fuoco, senza nemmeno
attendere l’avvio dell’ostilità. Spiegherà poi Anna Finocchiaro: «Mi pare di
poter dire che il ministro è orientato a non essere così rigoroso rispetto
alle indicazioni per il piano di rientro nel rapporto deficit/pil». Ora,
considerando il rilievo che Tommaso Padoa-Schioppa ha sempre attribuito al
riequilibrio di quel parametro ed al giudizio degli organi internazionali,
la svolta non è da poco. Così come è assai significativo il ragionamento
all’interno del quale Romano Prodi ha inserito le novità dell’aumento di due
milioni di pensioni minime e la riduzione dell’Ici.Raccontano, infatti, che
il premier si sia prima preso qualche soddisfazione («Ho detto più volte che
bisogna giudicare il governo in una logica di legislatura, e che dopo i
sacrifici sarebbero arrivati i benefici») e poi abbia spiegato, con qualche
rapidità, la novità che permette al governo di metter mano al portafogli:
«Immaginavamo che occorressero due anni per il risanamento, ma sia le misure
messe in campo con la Finanziaria sia l’extragettito fiscale ci permettono
di aprire subito una fase di investimento, sviluppo e sostegno alle
famiglie».

Che tutto questo – sia il minor rilievo attribuibile al parametro
deficit/pil, sia la possibilità di avviare una politica di spesa – che tutto
questo, dicevamo, sia stato scoperto nel giro di una settimana, può magari
destare qualche sospetto ma è certo stato accolto con grande soddisfazione
da tutta la maggioranza di governo.E’ possibile, in fondo, che il tandem
Prodi-Tps si sia reso conto negli ultimi giorni dell’impossibilità di
reggere l’urto contemporaneo delle pressioni sia dell’ala radicale che dell’ala
riformista della coalizione. Perché se è vero che la lettera critica di
Pecoraro Scanio, Mussi, Ferrero e Bianchi aveva riaperto un pericoloso
fronte polemico con la sinistra radicale, è altrettanto vero che, su queste
materie, la pressione di Ds e Margherita sull’esecutivo non s’era mai
allentata.

E’ dall’autunno scorso che Piero Fassino si sgola nel chiedere un
«cambio di passo» all’esecutivo; e sono ormai mesi che Francesco Rutelli
insiste sulla riduzione dell’Ici (senza contare gli appelli di ministri come
Bindi e Mastella per una politica di sostegno alle famiglie). Il deludente
risultato elettorale delle amministrative di un mese fa, ha fatto scattare
l’allarme rosso nel centrosinistra, aumentare la richiesta di un cambio di
rotta del governo e probabilmente convinto Prodi e Padoa-Schioppa che era giunta
l’ora, se non proprio di aprire, almeno di schiudere il portafogli.Magari
non c’entra niente: però, per tornare all’inizio, l’effetto congiunto della
discesa in campo di Veltroni e della svolta in economia è quello di rendere
meno vulnerabile la maggioranza di governo sui due terreni di maggior
sofferenza. Che sono, appunto, il cosiddetto «discredito della politica»
(per l’assoluta assenza di rinnovo della classe dirigente) ed una politica
economica che ha fatto del governo Prodi – secondo la vulgata
dell’opposizione – semplicemente il «governo delle tasse». E’ possibile che
le due mosse aiutino l’Unione a ritrovare un po’ del consenso perso nel
Paese. Ed è certo che la mettono in condizioni meno traballanti di fronte
all’eventualità di un incontrollato precipitare verso le elezioni. Se poi
saranno anche in grado di far davvero «ripartire il Paese», lo si vedrà. E
non occorrerà davvero aspettare molto…