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15 Giugno 2006

Bossi: se vince il no al referendum vie non democratiche per cambiare

Autore: Alessandro Trocino
Fonte: Corriere della Sera

«Se vincono i no, questi qui non toccheranno più la Costituzione. Non cambia il Paese democraticamente. Bisognerà trovare altre vie, perché democraticamente non sarà più possibile cambiare niente: è questo il dramma».

A sorpresa Umberto Bossi – che solo una settimana fa aveva aperto al dialogo sulle riforme «anche in caso di vittoria del no» – in maniera fin troppo esplicita riprende a agitare lo spettro della secessione, delle camicie verdi, insomma di tutto quell´apparato (abbandonato nel 2001) che viene oggi minacciosamente condensato al Tg1 nella formula «altre vie non democratiche».

In serata, in un comizio a Montichiari («dite la verità: stavamo meglio sotto l´Austria»), Bossi traccia uno scenario fosco del dopo-referendum, dando quasi per certa la sconfitta: «Al Sud il referendum non passerà.

Dobbiamo quindi vincere alla grande almeno in Lombardia e in Veneto, per dimostrare che abbiamo una grande forza e che i nostri popoli, con un referendum legale, hanno chiesto la libertà: così guadagnamo un passaporto per andare all´Onu e far sentire le nostre ragioni».


I ragionamenti del segretario del Carroccio, la minaccia di una rivolta nel «lombardo-veneto», l´appello all´Onu, sono cose molte lontane dagli auspici del capo dello Stato che, ricevendo al Quirinale i leader di Ds e Margherita, ha ribadito ieri quanto consideri invece «essenziale» uno spirito di concordia sulle riforma costituzionale.

Nei due colloqui privati avuti con Fassino e Rutelli, Giorgio Napolitano ha spiegato di considerare «necessario e utile che si mantenga un clima di rispetto reciproco anche in vista del referendum».

E dopo che gli elettori si saranno espressi, il presidente della Repubblica ha invitato i suoi ospiti (come aveva fatto già con Berlusconi) «a fare ogni sforzo di convergenza possibile» per trovare delle «modifiche concordate della Costituzione».


Anche la Confindustria, al termine di una riunione del Direttivo con Montezemolo, pur evitando di prendere posizione tra il sì e il No, «invita tutte le forze politiche ad assumere sin d´ora un impegno chiaro e formale, per l´avvio dopo il referendum del 25 giugno di un processo condiviso di revisione costituzionale che assicuri al Paese istituzioni moderne ed efficienti».

Ma la sinistra di Verdi e Rifondazione respinge con decisione questi appuntamenti bipartisan per il dopo referendum. «Se ci sarà una larga affermazione del No è del tutto evidente – ha dichiarato il verde Paolo Cento – che il tema della riforma costituzionale diventerà assolutamente secondario nell´agenda poltica».

Un´impostazione condivisa dal segretario di Rifondazione Giordano: «Diciamo no a ipotesi di bicamerali o assemblee costituenti. Niente pasticci».


La campagna intanto sembra entrare nel vivo con l´intervento dei partiti e dei leader a fianco dei comitati referendari. Silvio Berlusconi ha incontrato ieri a palazzo Grazioli il Comitato per il Sì e ha deciso a spendersi i prima persona in un tour de force mediatico per mobilitare gli astensionisti.

La prossima settimana il Cavaliere vorrebbe andare a l´Antipatico, Porta a Porta, Ballarò e a uno speciale del Tg5 per martellare su slogan semplici, di facile presa, come quello della riduzione del numero dei parlamentari.

Poi il 21 salirà sul palco di piazza del popolo per un comizio finale della Cdl. Per spiegare le ragioni del No l´Unione invece ha schierato ieri in Campidoglio i presidenti di regioni, province, comuni e comunità montane.