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11 Gennaio 2007

Amici miei (di Caserta)

Autore: Andrea Romano
Fonte: La Stampa

E’ una curiosa generosità d’animo, quella con cui Piero Fassino ha
aperto la stagione della successione a Prodi immaginando che alle
prossime primarie concorrano Veltroni, D’Alema e Rutelli Download control bits. Curiosa
perché è come se il segretario dicesse agli elettori del
centrosinistra: «Potete scegliere chi volete, a patto che sia uno di
noi» mplayer 동영상 다운로드. Come nel film Amici miei in versione politica, il segretario dei
Ds non riesce a concepire che il futuro del centrosinistra possa fare a
meno del gruppo dirigente in carica ormai da un quindicennio 더블크로스 다운로드. Persino
nel 2011 o ancora oltre, quando il futuribile partito democratico
dovrebbe finalmente vedere la luce. Persino allora, lascia intendere
Fassino, non ci sarà spazio per candidature che diano il segno di una
qualche vitalità nei meccanismi di selezione della leadership dotum.

Nessuno
si illude che la capacità di guidare un partito si inventi come per
miracolo dall’oggi al domani. La politica è un’attività che richiede
esperienza e preparazione Pre-mind download. Ed è una qualità delle democrazie mature il
poter contare su un ceto di professionisti capaci di consolidare nel
tempo la propria competenza e il proprio consenso civil war 다운로드. Eppure colpisce lo
spazio angusto entro il quale si muove la fantasia di Fassino e più in
generale dello stato maggiore del centrosinistra Download the dog photo. Il leader dei Ds
avrebbe potuto fare tra gli altri il nome di Anna Finocchiaro, Enrico
Letta, Nicola Zingaretti o di uno dei tanti quarantenni che ormai da
qualche anno si misurano con responsabilità politiche di tutto
rispetto 표준 사규 다운로드. D’altra parte parliamo del 2011, quando ognuno di questi
«giovani» si sarà avvicinato ai cinquant’anni Veltroni, D’Alema e
Rutelli avranno superato la sessantina 이루마 피아노 다운로드.

Ma non l’ha fatto e non
lo farà, e non perché difetti di quella generosità personale di cui ha
dato prova in più occasioni. Non lo farà perché il centrosinistra
appare sempre più prigioniero della propria debolezza, incapace di
pensare al futuro se non come a un eterno processo di consolidamento
dei suoi attuali equilibri keygen. È forse qui la radice della fatica con cui
procede la vicenda del partito democratico. Annunciata come una
grandiosa operazione storica di cui avrebbe bisogno il Paese prima
ancora della sinistra italiana, ma trasformata in un farraginoso
processo pattizio tra cordate concorrenti. Ma difficilmente l’Italia
del 2011 accetterà di rimanere ferma al 2007.E difficilmente il patto
che viene così faticosamente stipulato in queste settimane potrà
resistere alla pressionedelle cose.

Su questo sfondo non
entusiasmante, le primarie potrebbero essere per il centrosinistra una
salutare sferzata sulla capacità d’immaginare il futuro.Apatto che
siano primarie autentiche, dunque una vera competizione tra aspiranti
leader in grado di contendersi lo scettro come accade in tutti i grandi
e normali partiti europei. Fenomenicome quelli di Ségolène Royal o di
Angela Merkel, le vere novità della politica europea di questi mesi,
non sarebbero stati possibili in base ai costumi attualmente in auge
nella sinistra italiana. Ma i loro partiti hanno messo in conto la
necessità di contarsi e dividersi anche con sofferenza, per poi
ritrovarsi attorno ad una leadership rinnovata e pienamente
competitiva. È questo il prezzo che deve pagare ogni politica per
essere credibile, anche a rischio di incrinare l’intimità familiare di
gruppi di amici che non possono pensare di durare per sempre.